Italiano o straniero? Le persone adottate nella percezione dell'altro da sé
«Come parli bene l’italiano, sei qui da molto?»: questa è una delle domande che spesso le persone adottate si sentono rivolgere. Soggiace spesso a questo interrogativo uno stereotipo diffuso nella popolazione italiana circa la nazionalità delle persone adottate provenienti da altri paesi. Come rilevato infatti da una recente ricerca condotta da Italia Adozioni con alcune università italiane, tra cui l’Università Cattolica del Sacro Cuore, alla domanda – rivolta ad un campione rappresentativo della popolazione italiana – se una persona adottata, nata in un altro Paese, sia italiana, più di un quarto dei partecipanti risponde negativamente ignorando che per il nostro ordinamento giuridico con l’adozione internazionale essi diventano automaticamente cittadini e italiani.
Approfondendo questo risultato veniamo a scoprire che questo stereotipo è collegato alla visione che abbiamo della famiglia adottiva. È più probabile che consideri i figli adottivi come italiani chi ritiene che la famiglia adottiva sia una famiglia a tutti gli effetti. Al contrario, chi ritiene la famiglia adottiva una forma familiare debole e “pallida”, immagina l’identità etnica dei figli dai confini, anche di appartenenza nazionale/culturale, sfuocati.
Questo dato è rilevante e ci fa capire il ruolo svolto dal contesto sociale nella costruzione della nostra identità: gli altri fungono da specchio, ci rimandano un’immagine di noi stessi che può favorire oppure ostacolare il lungo percorso della nostra crescita, percorso particolarmente difficoltoso per i ragazzi adottati e le loro famiglie che hanno il compito di accompagnarli nella costruzione della loro identità di figli adottivi. Una maggiore complessità emerge quando il background etnico dell’adottato è diverso da quello del contesto sociale in cui è inserito.
La percezione che la persona adottata ha di come è percepita dagli altri è rilevante nel processo di costruzione della propria identità etnica (Ferrari et al., 2022). Infatti, se la sua appartenenza etnica e culturale viene riconosciuta e valorizzata non solo dalla famiglia, ma anche dal contesto sociale, avrà una forte identità etnica. Al contrario, se vive frequenti episodi di discriminazione, che immagine avrà di sé? Il rischio è di negare le differenze etniche e culturali e definire un’identità etnica fragile.
Saperli guardare come figli a pieno titolo della loro famiglia è il passo che la comunità sociale deve fare per favorire il loro sviluppo e un’autentica integrazione.
[L. Ferrari, S. Ranieri, E. Canzi, F. Danioni & R.R. Rosnati (2022). The quiet migration of adopted adolescents in Italy: Ethnic identity, reflected minority categorization, and ethnic discrimination. Journal of Prevention & Intervention in the Community, 50 (3), 257-272]