Il fragile domani. Famiglie, benessere e reti che sostengono
Lunedì 11 maggio 2026 il Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia ha promosso la lezione aperta Il fragile domani. La famiglia alla prova della contemporaneità, dedicata alla presentazione del Rapporto CISF 2025. L’incontro, moderato da Donatella Bramanti, è stato introdotto da Camillo Regalia, direttore del Centro di Ateneo, e da Francesco Belletti, direttore del CISF, che hanno richiamato il valore scientifico e culturale del Rapporto: leggere il benessere familiare non come questione privata, ma come esito dell’intreccio tra persona, famiglia e società.
A partire da un’indagine nazionale su 1.600 soggetti, rappresentativa per genere, età, area geografica, ampiezza del comune e tipologia familiare, il convegno ha offerto un secondo livello di approfondimento sui dati, grazie al lavoro dei ricercatori del Centro. Dopo il focus di Stefano Pasta sul rapporto tra famiglia e digitale, due contributi hanno posto al centro il tema delle relazioni come infrastruttura del benessere.
L’analisi sociologica proposta da Sara Mazzucchelli, Sara Nanetti e Letizia Medina ha mostrato come il benessere soggettivo non possa essere spiegato soltanto attraverso risorse individuali o condizioni sociodemografiche. Il dato più rilevante riguarda il capitale sociale bridging, cioè la capacità della famiglia di aprirsi a reti amicali, comunitarie, associative, istituzionali e territoriali. Tra chi presenta livelli molto bassi di apertura relazionale, il 53,5% registra bassi livelli di benessere; tra chi dispone di reti più ampie e solide, questa quota scende al 15,7%. Nei modelli statistici più avanzati, il bridging emerge come principale predittore relazionale del benessere, mantenendo un effetto robusto anche al controllo di altri fattori.
Il contributo psicologico di Anna Bertoni e Miriam Parise ha approfondito il versante della vulnerabilità, dello stress e delle risorse familiari, facendo emergere un quadro impegnativo: il 59,6% del campione presenta livelli medio-alti di solitudine, con valori particolarmente elevati tra persone sole e giovani adulti nella famiglia di origine. La prospettiva psicologica ha evidenziato che lo stress non agisce solo aumentando conflitti e difficoltà, ma soprattutto erodendo la qualità positiva delle relazioni familiari: la possibilità di sentirsi riconosciuti, ascoltati, accolti e valorizzati. Proprio questa qualità positiva si rivela un fattore protettivo decisivo per il benessere individuale, e la sua perdita rappresenta uno dei meccanismi attraverso cui lo stress deprime il benessere.
Nel complesso, la lezione aperta ha percorso un fil rouge che ha riconosciuto le famiglie come nodi vitali di una più ampia architettura sociale, in cui la vulnerabilità non coincide soltanto con l’evento critico, ma con la posizione relazionale in cui quell’evento viene vissuto.