Proteggere l'essere figli
All’interno del convegno Rilanciare l’affido familiare: l’interesse del minore nei percorsi di accoglienza, tenutosi presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore il 14 giugno 2024, si sono susseguiti interventi volti a rileggere l’evoluzione che ha caratterizzato lo strumento dell’affido familiare in questi 41 anni di applicazione e che ha portato all’implementazione di forme innovative e peculiari di affido. Il fine ultimo era quello di attivare, a partire anche dall’esempio di alcune best practices realizzate nel territorio nazionale, un dialogo attivo e partecipato tra istituzioni e realtà associative del privato sociale che consentisse di riflettere insieme sui punti da attenzionare per poter rilanciare al meglio lo strumento di affido (anche alla luce delle modifiche legislative introdotte dalla recente riforma Cartabia).
L’intervento della professoressa Scabini ha sottolineato gli aspetti fondativi dello strumento dell’affido familiare, ovvero quegli aspetti che caratterizzano il core della proposta e che sono rimasti invariati nel tempo in quanto ne definiscono la più profonda natura e ne rivelano l’obiettivo di fondo, vale a dire il «proteggere l’essere figli» (a prescindere dalle diverse forme in cui l’affido si è declinato per rispondere alle esigenze sociali).
Dalle riflessioni fondative sull’intervento dell’affido, quale soluzione familiare che ha il vantaggio di offrire un contesto di crescita stabile e personale che risponda all’unicità di ogni essere umano, avendo cura del mantenimento di una relazione di reciprocità con la famiglia di origine del minore, si è passati a riflettere sulle diverse forme che l’affido ha assunto in risposta ai bisogni sociali emergenti.
In particolare, l’intervento della dott.ssa Lopez, si è focalizzato sulle forme «leggere» e «peculiari» di affido, che costituiscono delle forme innovative e creative di accoglienza nate in risposta a specifici bisogni sociali, che probabilmente risultano meno note rispetto al classico affido residenziale a tempo pieno, ma che, potenzialmente, potrebbero intercettare maggiormente la disponibilità di nuove famiglie accoglienti (proprio per la loro temporaneità e per la specificità degli obiettivi a cui rispondono). Fra le forme «leggere» di affido, che prevedono una presenza più tangibile e consistente della famiglia naturale del minore, possiamo trovare: l’affido a tempo parziale, l’affido di emergenza, l’affido culturale e l’affido potenziato.
Il focus sulle forme peculiari di affido ha permesso di evidenziare le caratteristiche di flessibilità e di possibilità che l’affido offre in risposta alle esigenze che la società evidenzia, quali, per esempio, la necessità di attivare forme specifiche di affido per minori stranieri (come l’affido omoculturale ed eteroculturale) e per particolari fasce di età dei minori (come l’affido di neonati e l’affido di giovani 18-21). Altre forme peculiari sono quelle che provano a rispondere alla carenza di famiglie affidatarie e al bisogno di farsi carico non solo del minore in difficoltà, ma dell’intera famiglia a cui appartiene (come, per esempio, l’affido professionale e l’affiancamento familiare).
L’intervento della dott.ssa Lopez si è quindi concluso con uno sguardo alle ricerche nazionali ed internazionali sul tema affido, che ha evidenziato i principali focus tematici su cui la ricerca ha posto attenzione nel corso del tempo e le scelte metodologiche utilizzate per rendere conto della complessità e della natura relazionale dell’intervento di affido. Attenzione particolare è stata data ad una recente ricerca che ha indagato il tema del processo decisionale delle famiglie affidatarie e che ha messo in luce l’importanza dell’incontro con «l’altro» (sia esso un minore in difficoltà, una famiglia affidataria, un operatore...) nel favorire il passaggio da un presupposto ideativo-valoriale connesso ad una dimensione di accoglienza e generatività ad una dimensione più attuativa e di messa a disposizione in prima persona.