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Il mediatore familiare professionista

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Il mediatore familiare professionista

In occasione dell’avvio della XV edizione del master biennale di II livello in Mediazione familiare promosso dal Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia in collaborazione con l’Alta Scuola di Psicologia “A. Gemelli” e MEDeS, abbiamo dedicato un incontro al confronto con il giudice del tribunale della famiglia, la figura dell’avvocato matrimonialista e i periti di parte e d’ufficio che si dedicano all’accompagnamento di queste situazioni complesse. Come precisato dal prof. G. Tamanza in apertura, a fronte della semplificazione della formazione del mediatore, come previsto nella riforma Cartabia (Decreto Legislativo 151/2023), noi continuiamo a offrire un modello di formazione «complesso», ovvero un percorso che, oltre a prevedere l’apprendimento di tecniche e metodologie specifiche, trasforma anche l’identità del professionista che si troverà nella posizione di “terzo” nei conflitti delle coppie divise. Come ha precisato la prof.ssa A. Bertoni, la mediazione è «un intervento eticamente orientato al bene, senza trascurare il dolore».

Ricco e generativo è stato il confronto con altre figure professionali. La dott.ssa C. Gattiboni, Magistrato della I Sezione Civile della Corte D’Appello di Trento, ha valorizzato la risorsa della mediazione familiare, strumento efficace nella riuscita del processo di separazione, ribadendo l’importanza dell’autonomia del mediatore rispetto al tribunale e la sua funzione fondamentale nel valorizzare le competenze genitoriali, affinché i bisogni dei figli siano alla base degli accordi di separazione. La dott.ssa L. Mella, Curatore del Minore presso il Foro di Milano, ha presentato il suo ruolo assai complesso, ma fondamentale, che è quello di ascoltare il minore, anche se ancora piccolo. Il curatore ha un ruolo processuale fondamentale e diverso da quello degli avvocati dei genitori: su incarico del giudice può andare a scuola o ai servizi sociali o di neuropsichiatria, per raccogliere dal vivo le opinioni degli altri adulti che lavorano con il minore figlio di separati. Molto significativo l’intervento di C. Bulgheroni, dell’Organismo di Conciliazione Forense e rappresentante dell’Ordine degli Avvocati di Varese, secondo il quale l’obiettivo della mediazione non è tanto raggiungere accordi, ma ristrutturare le relazioni tra le generazioni.

A conclusione della prima parte del seminario, P. Farinacci, docente al Master, ha ribadito l’importanza della specificità «culturale» del mediatore familiare che fa riferimento al mondo psicologico e giuridico in un intreccio utile per le famiglie divise. Ricordando il prof. V. Cigoli, ha precisato che la mediazione familiare è un intervento che attiva «paradossi creativi».

Nella seconda sessione, concentrata sulla formazione del mediatore, è intervenuta la prof.ssa D. Bramanti, che ha definito il Master in mediazione come un oggetto «vivo», sempre in dialogo con la ricerca e le associazioni professionali e che viene mantenuto nella forma biennale, affinché possa avvenire un cambiamento interiore dei partecipanti.

Grazie alla dott.ssa C. Fusar Poli, mediatrice didatta e tutor d’aula, abbiamo potuto registrare gli effetti del modello relazionale simbolico sia nella pratica della mediazione che nella formazione, intesa non come un semplice apprendimento, ma come una trasformazione: lo scopo è trasmettere uno «spessore nuovo con cui incontrare le persone» in un’«ottica diversa», che mira al cambiamento. Come ha sintetizzato A. Capozzoli, mediatrice familiare professionista, la questione è come passare dal saper fare al saper essere. Come sostenere la fiducia nelle competenze dell’altro, sia un partecipante al master, sia una coppia in conflitto.

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