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Giovani, migrazione e vulnerabilità

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Giovani, migrazione e vulnerabilità

L’integrazione dei giovani migranti provenienti da paesi terzi rappresenta una delle sfide cruciali per le società europee. Tale tema è al centro di una ricerca condotta da un gruppo di ricercatori del Centro Famiglia coordinati da Camillo Regalia e Cristina Giuliani. La ricerca è stata condotta insieme ad altri paesi europei (Inghilterra, Germania, Ungheria, Lussemburgo, Norvegia, Polonia, Romania, Svezia)  all’interno del progetto Horizon 2020 dal titolo “Empowerment through liquid Integration of Migrant Youth in vulnerable conditions” (MIMY), finanziato dalla Commissione Europea.

Sono stati realizzati una serie di focus group che hanno coinvolto giovani migranti e genitori migranti al fine di comprendere le loro rappresentazioni in merito alla vulnerabilità che caratterizza la transizione migratoria dei giovani.

La vulnerabilità intesa come processo dinamico tra ostacoli e risorse è stata esplorata secondo una prospettiva multidimensionale (coinvolgendo ambiti distinti e interdipendenti: famiglia, lavoro, salute...) e multilivello (individuale, gruppale e sociale). L'immagine di una bilancia a due piatti (le difficoltà da un lato, e le risorse dall'altro) utilizzata come stimolo grafico nella ricerca è risultata efficace per rappresentare lo squilibrio percepito tra le difficoltà e le risorse sperimentate nel contesto migratorio: per i migranti le difficoltà sono più elevate delle risorse disponibili.

Tra le difficoltà comuni e trasversali ai diversi target intervistati (giovani uomini immigrati, giovani donne immigrate, genitori immigrati) vi sono le barriere linguistiche, la solitudine, problemi occupazionali, di sicurezza, psicologici, conflitti culturali e discriminazioni da parte della società ospitante. Queste ultime colludono spesso con bisogni, mandati migratori, aspettative di genere che spingono i migranti (soprattutto se sono soli e senza famiglia nel paese ospitante) a scelte orientate al guadagno piuttosto che alla formazione a lungo termine. Ci sono poi ostacoli specifici rispetto al genere: per i giovani maschi è l'impossibilità di pensare a un ritorno nel paese di origine a causa delle sofferenze sperimentate che non consentono di integrarsi in Italia e di rispondere alle aspettative di sostegno economico dei familiari rimasti nei paesi di origine; per le giovani donne è il tema del conflitto (intra ed extrafamiliare) generato dalle norme di genere soprattutto nelle situazioni di ricongiungimento familiare; per i genitori immigrati che hanno figli adulti le preoccupazioni riguardano soprattutto i diritti negati alla cittadinanza e le discriminazioni sperimentate dai figli nel contesto scolastico.

Ora la ricerca si sta concentrando su due sottogruppi di giovani migranti che sono ritenuti particolarmente in difficoltà: giovani richiedenti asilo e rifugiati che – conclusa la fase dell’accoglienza – hanno iniziato un percorso di autonomia e giovani donne NEET appartenenti a comunità immigrate caratterizzate da un tasso di inattività femminile superiore al 70% (Pakistan, Bangladesh, Marocco, Egitto, Tunisia, India).  

I ricercatori si augurano, alla fine del percorso, di essere in grado di fornire un quadro più preciso delle problematiche dei giovani migranti in modo da predisporre interventi efficaci per un loro migliore inserimento nella società.

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