Diventare madri in pandemia
Come le donne hanno affrontato il concepimento e la gestazione durante il Covid e in particolare nel periodo in cui la pandemia era in espansione e la campagna vaccinale ancora poco diffusa? Quali i fattori di rischio e di risorsa? Quali i pensieri, sentimenti e aspettative le hanno accompagnate in questa così cruciale esperienza? Una recente ricerca condotta da Sara Molgora e Marta Ferrario ci offrono spunti interessanti su cui riflettere ed elementi utili per affrontare al meglio il futuro ancora incerto.
Quaranta donne, degenti presso il reparto di ostetricia della Clinica Mangiagalli (Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico), sono state intervistate da un membro dell’equipe di ricerca in reparto 24/48 ore dopo il parto nella primavera 2022.
L’età media delle partecipanti è 34.23 anni e nel 62,5% si tratta della prima gravidanza. Tutte le gravidanze sono state singole e fisiologiche, ovvero senza specifiche e gravi complicazioni dal punto di vista medico per la donna stessa e/o per il feto/neonato. Per quanto riguarda le informazioni inerenti il Covid-19, il 52.5% delle madri dichiara di non aver contratto l’infezione, mentre l’87.5% riporta che una persona vicina ha avuto il Covid e, nel 12.5% dei casi, ciò ha comportato anche la perdita di una persona cara.
Le interviste, interamente audio-registrate e successivamente trascritte, sono state analizzate con il software di analisi testuale NVivo. Al proposito sono stati creati nove codici, ciascuno dei quali costituito da indicatori più specifici che hanno reso possibile confrontare tra loro i casi e fornire un quadro dei vissuti emotivi, delle difficoltà incontrate a seguito della pandemia e delle aspettative per il futuro.
I risultati evidenziano come la maternità sia stata un’esperienza complessa e multi-sfaccettata in cui hanno convissuto sentimenti contrastanti, alcuni dei quali costitutivi dell’intrinseca ambivalenza che in genere connota questa esperienza, altri assolutamente specifici del contesto storico nel quale le donne hanno affrontato questo evento. Tale contesto ha avuto quindi un ruolo crociale nel plasmare questa delicata e importante esperienza e ha portato ad uno sbilanciamento dei vissuti negativi rispetto a quelli positivi legati alla gioia per la nascita del figlio. Basti al proposito notare che le due emozioni nominate maggiormente sono paura e felicità, ma la paura compare 112 volte mentre la felicità solo 69.
Le difficoltà psicologiche hanno riguardato in particolare la solitudine sperimentata per l’isolamento legato al Covid che ha ridotto la rete di supporto fornito da amici e parenti e dai servizi di assistenza sanitaria (si pensi solo al fatto di non poter seguire in presenza il corso di preparazione al parto) e la impossibilità di aver vicino il partner durante le visite mediche.
Gli elementi emersi dalle narrazioni di queste neo mamme mettono in evidenza come, a distanza di più di due anni da quando l’OMS ha dichiarato il coronavirus pandemia globale (11 marzo 2020), anche se il mondo è ritornato a funzionare quasi normalmente, le persone portano con sé gli strascichi e le paure che hanno accompagnato una situazione inimmaginabile e che ha tuttora lasciato uno stato di incertezza e precarietà soprattutto per coloro che si trovano in momenti particolari della propria esistenza. Le neo-mamme che abbiamo incontrato sembrano essere “tornate indietro nel tempo” e gli stati d’animo provati nei periodi più difficili (per loro e per l’intera comunità) sembrano essere ancora presenti e molto vividi.