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Corpo, identità e affetti. Nuove sfide per la famiglia

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Corpo, identità e affetti. Nuove sfide per la famiglia

Corpo, identità e affetti: nuove sfide per la famiglia è il titolo di un intenso seminario organizzato il 22 maggio 2025 dalla dott.ssa Elena Canzi per il Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia, che ha messo in dialogo relatori di grande rilievo – prof. A. Musio, dott. A. Pellai, prof.ssa C. Dell’Acqua, dott. S. Thanopulos e dott.ssa M. Ceriotti Migliarese – e riscosso una sentita partecipazione del pubblico.

Intorno al rapporto tra corpo e mente ci interroghiamo da sempre, ma mai come oggi questo tema è al centro del dibattito scientifico e culturale. Le neuroscienze documentano sempre più il fatto che la persona, fin dal concepimento nella vita intrauterina, è un’unità integrata, in cui i processi corporei, cognitivi, emotivi e psichici si compenetrano e si influenzano reciprocamente. Il nostro è un corpo vivo, in cui non è possibile separare la dimensione biologica (ciò che è dato) dalla dimensione simbolica (il significato che assume per il soggetto), qualcosa di diverso e di più della materia degli oggetti.

Molteplici sono le questioni che si aprono ed è lo sviluppo affettivo-sessuale delle giovani generazioni il tema a cui è stata dedicata un’attenzione specifica, perché sul corpo e sul suo significato si gioca una partita decisiva. Le sfide su questo fronte sono tante: assistiamo ad un’anticipazione delle esperienze sessuali nella prima adolescenza, agite senza la maturazione psichica e sentimentale che arriva a compimento intorno ai 20 anni; complice l’isolamento digitale, aumenta l’esposizione precoce a pornografia che veicola modelli di sessualità prestazionale, meccanica e sconnessa dalla dimensione relazionale, in cui non c’è spazio per la tenerezza e il sentimento; c’è una grande libertà di sperimentazione sessuale, ma molti giovani sembrano ritirarsi dall’avere rapporti sessuali all’interno di una relazione affettiva stabile.

Queste situazioni raccontano esperienze di frammentazione e dissociazione (e insieme le difficoltà che derivano dal viverle) che riducono il corpo vivo a qualcosa di strumentale, che si misura per le sue prestazioni, e perciò molto faticoso da abitare e fonte di ansia. Ma noi stiamo bene quando abbiamo un’identità integrata, in cui c’è un equilibrio tra mente, corpo e relazioni. La sessualità umana fa vivere il piacere e l’amore quando i movimenti del corpo si allineano ai movimenti del cuore, quando parla un linguaggio relazionale che costruisce intimità profonda tra i partner.

Qualcosa di analogo accade sul versante culturale. Pensiamo al non binarismo di genere, che mette in discussione la dualità del maschile-paterno e del femminile-materno e che interpreta il genere come un costrutto sociale decostruibile e indifferente al dato corporeo. Pensiamo alle frontiere della procreazione medicalmente assistita, della maternità surrogata e dell’utero artificiale, che rivoluzionano la grammatica dell’essere figli e dell’essere genitori, che separano l’atto sessuale dall’atto generativo e, in modo ancora più radicale, l’atto generativo dalla gravidanza e dal corpo di madre.

Ma qual è la cifra dell’umano? Il corpo vivo, a differenza della materia e del virtuale, è una realtà che ci resiste, irriducibile e che non possiamo afferrare mai completamente. Abitare un corpo è la condizione che ci costituisce come esseri limitati, incompleti e bisognosi di una relazione d’amore in cui sentirsi riconosciuti, tutt’altro che immortali e onnipotenti.

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