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Come contrastare la sindrome da dipendenza da lavoro

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Come contrastare la sindrome da dipendenza da lavoro

Negli ultimi 30 anni si è osservato un crescente interesse, sia in ambito accademico che aziendale, nei confronti della Intelligenza Emotiva, considerata come fattore essenziale perché le persone sviluppino quelle competenze emotive (life skills) che hanno effetti benefici sia nell’ambiente lavorativo che familiare. A rendere più difficile acquisire tali abilità sta il fatto che sempre più persone trovano difficile coniugare gli impegni richiesti dal proprio lavoro con la loro vita privata, finendo così o a rinchiudersi nelle mura domestiche, o a vivere di solo lavoro.

Lo studio condotto da V. Paradisi e S. Mazzucchelli si è posto l’obiettivo di esplorare la relazione tra competenze emotive, sindrome da dipendenza dal lavoro (Work addiction – WA) e variabili sociodemografiche. A questo scopo è stato sottoposto ad un campione di 189 soggetti una versione short dell’Organizational Emotional Intelligence Questionnaire ed il Work Addiction Risk Test.

Ecco alcuni risultati interessanti. Al crescere delle competenze emotive diminuisce il rischio di dipendenza da lavoro: è emerso infatti che ogni dimensione dell’Intelligenza Emotiva è correlata negativamente alla WA, ed in particolare l’Autocontrollo Emotivo e la Consapevolezza di Sé. Successivamente, è stata messa in correlazione l’Intelligenza Organizzativa – che comprende, oltre ad autocontrollo e consapevolezza di sé, anche abilità nelle relazioni sociali e capacità di interagire con gli altri – con WA, ed è emerso che, al crescere dell’Intelligenza Organizzativa, il rischio di sviluppare dipendenza da lavoro si riduce significativamente. Un ruolo importante lo ricoprono anche i facilitatori dell’Intelligenza Emotiva: il dedicare tempo ad attività extralavorative come sport, svago e hobby, si sono rivelate particolarmente legate ad un minor WA poiché aiutano il soggetto a “staccare” dal lavoro e a porre attenzione e interesse verso altro. Inoltre, la sindrome da dipendenza dal lavoro non colpisce tutti i soggetti allo stesso modo: l’età dei soggetti è un indicatore significativo, mentre non lo è altrettanto il ruolo ricoperto; i giovani, infatti, sono meno inclini a sviluppare WA, mentre non vi sono differenze significative tra operai, impiegati, quadri e dirigenti.

La ricerca ha infine evidenziato come coloro che hanno un ruolo di caregiving hanno in media un’intelligenza emotiva significativamente superiore rispetto a coloro che non prestano cura ad almeno una persona.

In breve, dalla ricerca condotta emerge come, per le aziende, fornire opportunità di sviluppare la capacità di gestire le emozioni e le relazioni interpersonali, valorizzare la capacità di prendersi cura degli altri, promuovere una cultura che favorisca un buon equilibrio tra impegno nel lavoro e altre esperienze vitali, aiuta le persone a vivere meglio e a creare ambienti di lavoro più sani.

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