Affetto, corpo, sessualità
Cultura, sport, alimentazione, pari opportunità, pace, teatro… questi sono alcuni degli ambiti rispetto ai quali c’è una specifica attenzione sociale e un’educazione dedicata. C’è però un altro ambito importante e urgente che necessita di un’educazione di ampio respiro – psicologico, antropologico, pedagogico e anche medico – che è quello dell’educazione alla relazione.
A tal fine è stato progettato Teen Star, un corso rivolto a professionisti che poi andranno a lavorare con ragazzi, adolescenti e genitori, e che non si limita a fornire informazioni tecniche, ma costituisce un aiuto per la costruzione di un’identità matura.
Oggi l’identità sessuale ed affettiva è diventata un’emergenza perché strettamente connessa all’identità della persona, ovvero al “chi siamo noi”, che in questo momento è minacciato. Le sfide culturali e sociali che noi raccogliamo e che verranno trattate nel Corso non sono solo sfide e questioni legate ai comportamenti o ai costumi, ma all’identità stessa della persona che rischia di frantumarsi e di snaturarsi seguendo logiche del relativismo o dell’onnipotenza. Noi non possiamo essere tutto quello che vogliamo, la nostra identità è un’identità incorporata, ha a che fare con il nostro corpo, il suo essere, la sua immagine e i suoi limiti. La mente non può pensarsi senza un corpo, perché è “incorporata” e il corpo non può porsi, proporsi, imporsi senza una mente che lo anima. Il nostro corpo non è solo qualcosa che abbiamo. È qualcosa che siamo, noi siamo il nostro corpo. Il nostro corpo non è solo qualcosa da curare, da mostrare, da usare, ma è un corpo in relazione e un corpo per la relazione.
Il Corso è orientato alla prospettiva antropologica di una persona che ha un’identità relazionale che si fonda su un’unione inscindibile di corpo e mente: tutti noi abbiamo una competenza relazionale e la nostra stessa identità si forma attraverso l’appartenenza a relazioni; il nostro stesso cervello è relazionale, vedi la presenza dei neuroni specchio, e la capacità di relazione non è una delle abilità, ma l’abilità che definisce l'essere umano.
Oggi spesso la differenza è negata o temuta – due facce della stessa medaglia – , ma la relazione umana si gioca proprio sulla differenza. La relazione non è possesso né simbiosi, l’altro non è qualcuno da cui difendersi o da possedere, l’altro è qualcuno da incontrare nella sua diversità irriducibile. Queste sono la sfida e la bellezza dello stare in relazione.
Il fondamento dell’identità di ogni persona passa necessariamente dal riconoscere se stessi grazie al rapporto con l’alterità e la differenza: io posso definire me stesso solo in relazione all’altro. In una visione «integrale» della persona, tale differenza e alterità sono sempre «incarnate» e coinvolgono necessariamente anche la dimensione corporea.
A fronte di una realtà culturale spesso spaventata dalla differenza, denegante nei confronti del valore dell’origine per la costruzione dell’identità e censurante rispetto allo scopo della vita umana, risulta sempre più urgente riproporre una visione della persona «integrale», luogo dell’incontro tra differenze, orientata alla generatività che fa maturare speranza e amore per la vita.