Quando il denaro è strumento di controllo
"Non hai bisogno di un conto corrente, penso a tutto io"
"Non serve che lavori, resta a casa con i bambini"
"Nonna, la pensione la gestiamo noi, tu non ti devi preoccupare"
Frasi come queste possono sembrare gesti di cura o di ordinaria amministrazione familiare. In realtà, quando diventano sistematiche e non condivise, si trasformano in strumenti di controllo che limitano la libertà e creano dipendenza. È qui che prende forma la violenza economica, un abuso che compromette profondamente il benessere psicologico ed economico di chi lo subisce. Oggi è sempre più riconosciuta come una forma autonoma di abuso, che impedisce alla vittima di accedere ai mezzi necessari per un futuro libero e indipendente. La Convenzione di Istanbul e UN Women la riconoscono come violenza di genere, definendola come qualsiasi atto che provochi danno economico tramite privazione o controllo delle risorse. In Italia la quota di donne che subiscono violenza economica varia tra il 20% e il 38%, con picchi più alti tra le casalinghe. A livello internazionale, le ricerche parlano di una donna su cinque che ne è stata vittima, con percentuali che superano il 90% tra chi si rivolge ai servizi dedicati.
Gli studi individuano tre modalità principali: controllo, limitare l’accesso al denaro; sfruttamento, appropriarsi delle risorse o creare debiti; e sabotaggio, ostacolare lavoro o studio. Nonostante la sua diffusione e i suoi effetti, si sa ancora poco dei fattori che la favoriscono o la contrastano. Inoltre, non riguarda solo le coppie ma può emergere dopo una separazione, quando il denaro diventa strumento di controllo sul genitore che accudisce prevalentemente i figli, o nelle relazioni con figli e anziani, dove assume la forma di pressione o ricatto.
In Italia il tema è particolarmente rilevante perché retaggi culturali e divisioni tradizionali dei ruoli tendono a normalizzare alcune forme di abuso economico, rendendo utile studiarlo nel contesto familiare. Alle donne spetta spesso la gestione delle spese quotidiane e della cura domestica, mentre le decisioni finanziarie più importanti – mutui, investimenti, patrimonio – restano appannaggio maschile. Nasce così un’apparente simmetria, con la donna centrale nella micro-gestione domestica ma esclusa dal controllo delle risorse strategiche. Per approfondire queste dinamiche è stato avviato un progetto di ricerca sostenuto da Gruppo Sella e coordinato dal prof. Edoardo Lozza con il team dell’Unità di Psicologia Economica – Cinzia Castiglioni e Giulia Sesini – in collaborazione con la prof.ssa Claudia Manzi ed Eleonora Crapolicchio. L’indagine analizza incidenza, caratteristiche, rappresentazioni e profili a rischio della violenza economica in Italia. Sono già state svolte interviste e una survey su un campione rappresentativo per mappare il fenomeno, i cui risultati saranno diffusi nei prossimi mesi. Il tema è cruciale perché connesso alle trasformazioni delle relazioni e alle nuove vulnerabilità, con ricadute su coppie, famiglie e dinamiche intergenerazionali.