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Partecipare fa bene

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Partecipare fa bene

L’associazionismo familiare rappresenta un oggetto di studio apparentemente “di nicchia” nella società contemporanea per due ordini di motivi: da un lato in quanto si tratta di un processo che aggrega le famiglie tra loro e questa opzione rappresenta una scelta in controtendenza a fronte dell’individualismo oggi prevalente, che tende a mettere in primo piano sia nella riflessione e nell’analisi sia nelle politiche, l’individuo avulso da qualsiasi contesto relazionale primario e secondario. Dall’altro in quanto l’associazionismo familiare riguarda una entità – la famiglia – rispetto alla quale è tuttora arduo superare un atteggiamento ambiguo a livello politico, economico, culturale e sociale: essa, infatti, è spesso chiamata in causa dai decision maker e dai policy maker, ma raramente è colta come protagonista attiva e indipendente delle scelte che riguardano i propri membri e ancor meno supportata nella gestione delle esigenze della vita quotidiana.

Risulta quindi di particolare interesse osservare tale fenomeno, sia identificandolo nella sua declinazione più peculiare come un aggregato di famiglie che si uniscono per rispondere insieme ad un problema o cercano di conseguire un obiettivo che le accomuna, sia considerando le molteplici forme che esso assume svolgendo azioni di advocacy o di sensibilizzazione dell’opinione pubblica rispetto a questioni e tematiche familiari. Un ulteriore punto di osservazione riguarda la propensione di tale forma associativa a collaborare con altri enti di terzo settore, attraverso reti associative multilivello nazionali e internazionali.   

L’associazionismo promosso da famiglie e rivolto alle famiglie emerge pertanto come un fenomeno sociale rilevante ed è stato posto al centro di una interessante analisi condotta da Sara Nanetti, nell’ambito del volume di Lucia Boccacin, dal titolo Lineamenti di Sociologia del terzo settore (Vita e Pensiero, Milano, 2023), che ha l’obiettivo di offrire una riflessione sociologica sul terzo settore in Italia. In tale testo sono considerate le diverse organizzazioni che ne fanno parte (organizzazioni di volontariato, associazioni prosociali, cooperative sociali, fondazioni prosociali, ecc.), le funzioni sociali svolte, le attività gli interventi e i processi di cura che le diverse entità di terzo settore realizzano. Sono inoltre approfondite altre realtà associative come le associazioni sanitarie e quelle che offrono servizi alla prima infanzia e alla persona.

Dall’analisi illustrata in tale volume emerge che la partecipazione associativa ha effetti positivi sulle famiglie in termini di benessere percepito. Chi si impegna in attività per gruppi di volontariato e associazioni prosociali ne trae grande beneficio: oltre la metà delle persone attive in tali enti si dichiara molto soddisfatta, con un voto medio di 7,3. La relazione positiva tra impegno civile e relazioni con gli altri incontra le dimensioni familiari, amicali e sociali: tra coloro che partecipano ad associazioni si riscontra una maggiore soddisfazione per i rapporti con familiari e amici e uno su tre si dice fiducioso verso il prossimo (ISTAT, Rapporto annuale 2018. La situazione del Paese, Roma 2018). 

Nel contesto del terzo settore, quindi, l’associazionismo familiare trova una sua specifica collocazione, rendendo meglio osservabili le azioni realizzate per promuovere una buona qualità di vita personale, familiare e sociale e diviene attore di processi partecipativi plurimi che possono favorire azioni di coesione sociali di carattere comunitario.

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