Minori adottati in crisi: come interviene il Tribunale?
Abitualmente il Tribunale per i Minorenni è presente all’inizio del percorso adottivo ma in alcuni casi, seppur residuali, può capitare che il tribunale incontri nuovamente i minori ragazzi e le famiglie quando i comportamenti altamente problematici messi in atto dal/la figlio/a richiedono l’intervento non solo dei servizi sociali ma anche del Tribunale stesso. Quest’ultimo, valutata la situazione, può decidere di aprire un fascicolo amministrativo e, nei casi in cui siano stati commessi dei reati, anche un procedimento penale. Abbiamo cercato di ricostruire la storia di questi ragazzi. È stata pertanto condotta una ricerca d’archivio promossa e sostenuta dal Tribunale per i Minorenni nella persona della Presidente Maria Carla Gatto, con la collaborazione del Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia (prof.ssa Rosa Rosnati) e del Dipartimento di Psicologia dell’Università Milano-Bicocca (prof.ssa Maria Elena Magrin).
Sono stati individuati circa un totale di 2556 di fascicoli amministrativi aperti tra il 2015 e il 2018: circa il 5% di questi si riferiscono ragazzi adottati. Dunque, la fotografia riguarda un gruppo specifico di minori e i risultati non possono essere generalizzati, ma possono essere utili per mettere a punto interventi preventivi. I fascicoli analizzati ad oggi sono 110. Riguardano in prevalenza maschi con un’età all’adozione abbastanza elevata (6,7 anni) in cui si sommano fattori di rischio legati alla storia del minore, alla famiglia e a interventi “lacunosi” da parte dei servizi sociali. Nel 39,1% dei casi è stato aperto a fronte di uno o più reati anche fascicolo penale.
Molteplici i fattori di rischio tra cui segnaliamo: il 20% dei ragazzi ha alle spalle una storia di abuso e il 22,7% di grave trascuratezza; nell’89,5% presentano problemi di salute e nel 63.6 % una patologia di tipo psichiatrico accertata. Per quanto riguarda le famiglie, si tratta di genitori con elevato livello di istruzione e con un impegno lavorativo full time. L’80,5% sono coppie coniugate: i casi di separazione sono dunque piuttosto contenuti 8,3% anche se nel 24,7% la relazione risulta essere conflittuale.
Nel 20% dei casi i ragazzi hanno una relazione buona con la madre. Più elevata (26,7%) la percentuale dei casi in cui vi è una buona relazione con il padre. Negli altri casi la relazione è distante o conflittuale. Rilevante è il dato relativo alla presenza di violenza familiare: nel 32,7% dei casi assistiamo a episodi di violenza nei confronti della madre e nel 17,8% dei casi con il padre. E questo è un risultato sicuramente allarmante.
Al momento in ingresso in tribunale, i ragazzi hanno una età media di 16 anni: i motivi più ricorrenti sono l’uso di droghe, le fughe da casa, la violenza familiare, l’abbandono scolastico e la frequentazione con ambienti devianti. Non di rado ci sono anche tentati suicidi e comportamenti di autolesionismo.
Il Tribunale è riuscito ad incidere nelle traiettorie di crescita di questi ragazzi? Possiamo dire di sì, in quanto nella maggioranza dei casi si è assistito ad un miglioramento della situazione. Infatti, al momento della chiusura del fascicolo amministrativo vediamo che nel 47,6% dei casi l’esito è stato ritenuto migliorativo, nel 30% un esito stazionario e nel 20,4% un esito peggiorativo. Dunque, le misure adottate dal TM, l’attivazione di risorse sul territorio e l’eventuale inserimento in comunità, complessivamente pari al 67,2% dei fascicoli considerati (di cui 59.5% di tipo educativo e 40.5% di tipo terapeutico) sono risultati efficaci.
Per saperne di più: Sotto la lente di ingrandimento i minori adottati presi in carico dal Tribunale