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Le famiglie di appoggio: una risorsa per i minori in comunità residenziali

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Le famiglie di appoggio: una risorsa per i minori in comunità residenziali

In Italia i minori accolti nei servizi residenziali nel 2024 erano 25.033, arrivando a 38.139 qualora vengano inclusi i minori stranieri non accompagnati.

I risultati delle ricerche a livello internazionale sono concordi nell’evidenziare che la permanenza in struttura residenziale, a maggior ragione se prolungata, sia associata a ritardi nello sviluppo psicofisico e relazionale e che tale impatto aumenti in relazione alla durata e alla qualità dell’esperienza di istituzionalizzazione (Van IJzendoorn et al., 2011; McCall et al., 2012; Van IJzendoorn, et al., 2020). Ciò è evidente anche quando il confronto riguardi il collocamento, temporaneo o definitivo, in famiglia (affido o adozione).

Tale impatto può essere mitigato?

Alcuni studi esplorativi condotti in Spagna hanno evidenziato il ruolo rilevante che possono avere le cosiddette familias colaboradoras, ovvero singoli o famiglie, adeguatamente formati, che affiancano il minore durante la sua permanenza in struttura residenziale (Gallardo et al., 2021; Espinosa, et al., 2022; Molano et al., 2023).

Seguendo questa linea, è stata condotta, dal Centro di Ateneo Studi e ricerche sulla famiglia, una ricerca esplorativa con l’obiettivo di descrivere la realtà e l’esperienza delle famiglie di appoggio in Italia.

Lo strumento utilizzato è quello delle interviste semistrutturate. Hanno partecipato a questa fase inziale della ricerca 5 famiglie di appoggio, 3 minori accolti dalle stesse famiglie e 3 educatori che hanno seguito questi stessi progetti. 

Dalle interviste è emerso che la famiglia di appoggio svolge un ruolo rilevante e consente al minore di:

  • sperimentare una cura personalizzata;
  • godere di un ambiente familiare che fornisca un modello di relazioni positive che consenta di sperimentare cosa significhi vivere all’interno di un contesto familiare stabile e sano, alternativo a quella della famiglia di origine;
  • ampliare la rete di supporto sociale; 
  • svolgere attività alternative rispetto a quelle comunitarie come vacanze e esperienze culturali e sportive; 
  • incontrare adulti e confrontarsi con modelli che attivino pensieri e progetti per il futuro. Nella maggior parte dei casi, infatti, i legami instaurati continuano anche dopo la chiusura formale del progetto fornendo supporto all’adolescente anche nella transizione alla vita adulta;
  • trovare un supporto e un accompagnamento nella gestione dei rapporti con la famiglia di origine.

L’esperienza della famiglia di appoggio si configura, dunque, come una risorsa educativa e affettiva ad alto valore trasformativo, capace di offrire al minore un’esperienza relazionale che non cancella il passato, ma ne consente una rilettura, rilanciando la possibilità di fidarsi degli adulti significativi e di investire nuovamente nei legami con adulti che nel tempo possono diventare dei punti di riferimento anche a lungo termine.

È auspicabile, dunque, che siano implementati anche in Italia corsi di formazione rivolti a queste figure. La sfida, infatti, per quanti si occupano di bambini e ragazzi fuori famiglia consiste nell’integrare stabilmente la presenza di famiglie di appoggio all’interno dei servizi, perché possano essere una risorsa nel progetto educativo individualizzato del minore.

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