Il denaro nella mediazione familiare
Questa riflessione prende avvio dall’accordo preso recentemente tra due genitori separati all’interno di un percorso di mediazione per la riorganizzazione della vita familiare nelle due case. Infatti nel modello di mediazione relazionale-simbolica (C. Marzotto, P. Farinacci, M. Bonadonna 2021) viene comunicato alla coppia che arriva in studio la possibilità di mettere nell’agenda di lavoro diverse tematiche su cui prendere accordi, ovvero, oltre al progetto educativo condiviso, possono definire la modalità con cui ciascuno sosterrà le spese familiari per la casa, la scuola e le diverse attività della vita dei figli e la divisione di eventuali beni mobili o immobili acquistati durante la convivenza di coppia.
«Noi genitori optiamo per l’apertura di un conto corrente bancario in comune sul quale ciascuno verserà 600 euro al mese (totale mensile 1200) e dal quale verrà prelevato il necessario per sostenere le utenze (luce, gas, ecc.), le tasse per la casa, le spese di condominio dell’abitazione di proprietà al 50% ciascuno, e il compenso per la tata dei nostri due figli di 12 e 8 anni, pari a 350 euro mensili». Come noto, «il denaro non è solo strumento di misura e di scambio, ma nelle relazioni familiari il patris-munus fornisce appartenenza e attribuisce diritti e doveri. Ognuno è permeato della propria cultura economica, familiare e personale, il significato che attribuiamo al denaro caratterizza le relazioni, influenza le dinamiche sociali, non è mai svincolato dalla nostra formazione culturale e dal momento storico in cui viviamo» (C. Marzotto, P. Farinacci, M. Bonadonna 2021, p. 63). Già nella redazione del genogramma per conoscere il corpo familiare ciascun genitore fa riferimento alla sua professione e allo stipendio percepito, così come nella presentazione delle due case appaiono sul cartellone a fogli mobili redatto dal professionista a partire dalle comunicazioni dei genitori, sia le spese per il mantenimento dei figli, sia il luogo e il tempo della loro vita nelle due case.
Ecco perché nella fase preliminare la coppia è invitata a definire i bisogni propri e dei figli, ma anche a nominare le risorse economiche disponibili: così ciascuno indicherà qual è il suo stipendio, eventuali rendite o aiuti da parte di familiari quali nonni o nuovi partner. Nel periodo di svolgimento della mediazione – che prevede un’ora e mezza di lavoro ogni quindici giorni, per otto/dieci incontri – ciascun genitore potrà anche verificare nel quotidiano la dimensione effettiva di queste spese e riappropriarsi di questa competenza sia nella dimensione educativa che finanziaria. A questo proposito, avviene spesso che uno dei due genitori non sia al corrente dei costi per il tempo libero dei figli e che solo dopo la separazione si metta in moto quel processo condiviso che permette ad entrambi di conoscere le informazioni sugli sport seguiti dai figli, le vacanze, i divertimenti dei ragazzi, oltre alla retta per la scuola paritaria, l’acquisto dei libri e dell’abbigliamento necessario. Per permettere ad entrambi di sintonizzarsi su questi aspetti economici del post-separazione, si concorda in mediazione di sperimentare per due o tre mesi la divisione delle spese e solo dopo i genitori firmano l’accordo di mediazione (avendo anche potuto consultare altri professionisti come un commercialista o un famigliare esperto).
Non di rado accade che nella coppia, prima della crisi, non tutti conoscessero le dimensioni delle entrate e delle uscite in famiglia. Certamente per svolgere una funzione così delicata dall’elevato valore simbolico è indispensabile che il mediatore familiare abbia potuto seguire una formazione adeguata, all’interno della quale, per esempio, è stato invitato a redigere un budget personale e a verificare le entrate e le uscite del proprio nucleo familiare, affinché la proposta ai clienti in separazione poggi su un sapere esperienziale.