Università Cattolica del Sacro Cuore

Cultural Diplomacy

I nuovi scenari del mondo sollecitano strategie innovative di risposta sul piano politico e interrogano la cooperazione quale sistema di intervento adeguato alle nuove sfide: il conflitto ibrido è diffuso, pervasivo e delocalizzato, coinvolge numerosi attori che, finora, non potevano stare insieme; i fenomeni meteorologici estremi e il cambiamento climatico inaspriscono le criticità e sottolineano l’urgenza degli interventi.

Nel mondo in cui le guerre si combattono ma non si dichiarano e le regole sono tradite da tutti, la pace non può aspettare ed è urgente avviare azioni che favoriscano il ricomporsi delle comunità colpite.

La sovrapposizione di situazioni di guerra e di pace mostra come esse non siano alternative l’una all’altra, da cui la paradossale necessità di promuovere la pace senza aspettarla: si tratta di una opportunità che chiede una nuova forma di diplomazia e nuove competenze per la cooperazione.

Oggi possiamo affermare che la pace è urgente.
 

Il metodo
 

L’approccio metodologico utilizzato nei contesti estremi e di crisi sostiene che il ritorno alla normalità di una comunità è nel sapersi riconoscere come tale: la Guerra Ibrida non distrugge solo infrastrutture ma, ancor prima, identità e simboli che caratterizzano le persone e le loro comunità. La Diplomazia Culturale (Cultural Diplomacy) aiuta a ricostruire il patrimonio simbolico individuale e collettivo, inteso quale premessa alla visione progettuale del futuro, e agisce con gli strumenti della cooperazione e della comunicazione.

Tale linea metodologica ha come obiettivo la gestione delle crisi e la riduzione dei conflitti, ponendo al centro di questi interventi la valorizzazione del patrimonio culturale e della memoria storico – sociale di una comunità o di un gruppo sociale. La ricaduta positiva di questo tipo di azione si ritrova nella consapevolezza che la conoscenza delle proprie radici è strumento di promozione del dialogo e della pace e primo fattore di resilienza nei contesti di crisi.

Il cambiamento culturale–interpretativo, i fattori di crisis management, la specificità della resilienza sono stati declinati in un nuovo modello operativo che identifichiamo nella cosiddetta Cultural Diplomacy Partnership che l'Università Cattolica sta proponendo. L’obiettivo è promuovere il Cross Cultural Country Development, inteso come un processo di sviluppo cooperativo tra i partner delle aree di crisi che richiede a ciascuno la capacità di interagire efficacemente con i portatori di una cultura differente, dunque nel rispetto e nella valorizzazione delle specificità e diversità culturali.

Di conseguenza il metodo di lavoro pone al centro la dimensione culturale nella quale si esprimono le identità locali, ragione di stabilità, capaci di relazionarsi con altre specificità del mondo reticolare. Questo modello originale ha elaborato alcuni strumenti quali le Identity Based Actions che sono attività di riproduzione della cultura rappresentate nei Cultural Focal Points, intesi come raccolte rappresentative della cultura materiale e immateriale di una specifica comunità locale, che sono i motori propulsori di iniziative di scambio culturale, promozione del dialogo e della conoscenza reciproca tra le varie realtà etniche coinvolte.


Riferimenti bibliografici
 

Marco Lombardi, Culture and Action: Cultural Diplomacy and Cooperation, in Sicurezza Terrorismo e Società, 10, 2020

Marco Lombardi e Barbara Lucini, Cooperazione e Cultural Diplomacy: resilienza e cultural focal points, in Sicurezza Terrorismo e Società, 9, 2019

Marco Lucchin, Cultural Diplomacy in Russia: identità e cultura come evoluzione del Paese, in Sicurezza Terrorismo e Società, 11, 2020

Barbara Lucini, Cultural Resilience and Cultural Diplomacy: the State of the Art, in Sicurezza Terrorismo e Società, 10, 2020

Marta Visioli, Cultural Diplomacy and Cultural Focal Points as emergent and integrative cooperation strategies in the resolution of conflicts, in Sicurezza Terrorismo e Società, 9, 2019

Attività di ricerca

ITSTIME è il Centro di Studi che si occupa di crisis management, sicurezza e conflitti ibridi del Dipartimento di Sociologia dell'Università Cattolica. Da anni collabora con il Centro di Ateneo per la Solidarietà Internazionale e Perigeo NGO per valutare lo stato della sicurezza nelle aree in cui si realizzano attività di cooperazione e per coordinare le iniziative nei contesti di conflitto e di crisi (recentemente in Afghanistan, Etiopia, Somalia e Siria). ITSTIME promuove inoltre le attività della Cultural Diplomacy Partnership come responsabile dei Memorandum of Understanding sottoscritti.

Offerta formativa

Formazione magistrale

Nell’ambito del corso di laurea di Politiche per la cooperazione internazionale allo sviluppo presso la facoltà di Scienze Politiche e Sociali è attivo l’insegnamento di Post-conflict e gestione delle emergenze. Il corso intende fornire competenze e strumenti per analizzare e agire nell’ambito di sistemi complessi in contesti di crisi e di emergenza.

Formazione post-laurea

Master di primo livello in Cultural Diplomacy. Arts and Digital Media for International Relations and Global Communication. Il master è orientato a una formazione multidisciplinare nel campo delle relazioni internazionali, della diplomazia culturale e digitale e della comunicazione globale con particolare attenzione agli strumenti della cooperazione nelle aree di crisi. Leggi la testimonianza di Makeda, alunna del Master.

Interventi di cooperazione internazionale

In Afghanistan dal 2009 al 2014 si è realizzata una attività innovativa di cooperazione civile e militare, a favore delle donne nelle province di Herat, che ha permesso di stabilizzare le procedure di intervento della cooperazione dell'Università Cattolica del Sacro Cuore nelle aree di post-conflict

In Etiopia e Somalia l’esperienza in corso dal 2016 nelle regioni del Tigrai e dell'Oromia e le attività a Mogadiscio e Bosaso hanno permesso di mettere a punto lo strumento dei Cultural Focal Point in Corno d’Africa

In Siria, in particolare a Damasco, Maaloula e Aleppo nel 2019 è stato realizzato un primo intervento di diplomazia culturale che ha riportato alle comunità cristiane i simboli distrutti dal terrorismo, dando loro la possibilità di riprogettare le successive azioni di cooperazione