Università Cattolica del Sacro Cuore

Superare i conflitti. Il metodo Rondine


Superare i conflitti e ricucire il tessuto sociale, lavorando sui rancori per costruire un terreno di convivenza pacifica è un obiettivo che può parere irraggiungibile quando il contesto è quello di chi ha sofferto guerre e violenze. Ma non è parso un traguardo utopico a chi il 5 luglio scorso a Roma ha partecipato presso la Camera dei Deputati all’incontro "Trasformazione creativa dei Conflitti” per la presentazione del Metodo Rondine, avviato 18 anni fa dall’Associazione Rondine Cittadella della pace di Arezzo, e oggetto da due anni di una ricerca dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e dell’Università degli Studi di Padova.

L’Associazione Rondine Cittadella della Pace Onlus svolge infatti un lavoro costante nella promozione di una cultura della pace e del dialogo tra i popoli, attraverso l’esperienza di uno Studentato Internazionale, situato nel borgo medievale di Rondine (Arezzo), grazie al quale giovani provenienti da Paesi in conflitto vivono, studiano e progettano insieme, per un periodo di circa due anni, un futuro di pace e di riconciliazione. A partire dall’esperienza dello Studentato Internazionale, Rondine ha sviluppato percorsi di formazione sul tema del conflitto, rivolti in maniera particolare a scuole, studenti universitari, associazioni, istituzioni.

Il valore dell’iniziativa ha fruttato nel 2015 la candidatura italiana al Premio Nobel per la Pace e ha portato alla progettazione e realizzazione della prima esperienza di Quarto Anno d’Eccellenza (rivolta agli studenti della Scuola Superiore di secondo grado) svolta sul territorio nazionale e riconosciuta dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) come percorso di sperimentazione per l’innovazione didattica.

Il progetto di ricerca, intitolato “Studio e divulgazione del metodo Rondine per la trasformazione creativa dei conflitti” è iniziato nel gennaio del 2017 coinvolgendo i giovani (13 studenti) dello Studentato Internazionale e del Quarto Anno d’Eccellenza (26 studenti)  in tre fasi con interviste, riflessioni, gruppi di lavoro, a partire da una 'buona' pratica, che prevede la decostruzione della figura del nemico e l’articolazione della categoria del conflitto concretamente e nel quotidiano, misurando da un lato i cambiamenti che animano i conflitti intergruppi, dall’altro verificando la portata generativa delle categorie della giustizia riparativa fuori da un contesto penale.

Oltre alla partecipazione a focus group, ai giovani è stata richiesta la compilazione di due strumenti grafici-proiettivi (uno stemma per l’ingroup e uno stemma per l’outgroup) e di un questionario self-report contenente scale volte a indagare la vicinanza tra il popolo di appartenenza e il popolo nemico, la rappresentazione del popolo di appartenenza e del popolo nemico, il livello di deumanizzazione, di identità etnico-culturale, di empowerment e di senso di coerenza.

Il contributo del team di ricerca dell'Università Cattolica, del quale fanno parte Raffaella Iafrate, Anna Bertoni e Ariela Pagani del Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia, ha permesso di leggere i temi centrali del metodo Rondine alla luce dell’approccio relazionale-simbolico e attraverso le lenti della psicologia sociale, in particolare relativamente ai temi del conflitto intergruppi e all’ipotesi del contatto come strategia per il suo superamento, ma anche a tematiche quali l’identità sociale e l’identità etnico-culturale.

In particolare la ricerca ha messo al centro della riflessione le appartenenze della persona che concorrono a definirne l’identità. La ricerca ha consentito di valutare nel tempo i cambiamenti che intercorrono tra i partecipanti al programma sui diversi livelli identitari (familiare, gruppale, etnico, religioso…) e nella capacità di affrontare i conflitti ad essi connessi. Dalle analisi di confronto di questi cambiamenti è emerso che, sia nel gruppo dello Studentato che in quello del Quarto anno d’Eccellenza, c’è stata una messa in moto di un processo di consapevolezza di cui non si è ancora in grado di definire un andamento preciso. È emerso però chiaramente un movimento, della definizione di conflitto e della percezione del nemico.

Una particolare attenzione è stata prestata anche alla connessione tra tale cambiamento e i processi di deumanizzazione/umanizzazione di sé e del nemico, la propensione alla fiducia nel sociale, l’empowerment, la generatività sociale e il perdono, aspetti su cui si concentreranno analisi future.

Come ha preannunciato Franco Vaccari, presidente di Rondine Cittadella della pace di Arezzo, il 10 dicembre il Metodo Rondine sarà presentato anche alle Nazioni Unite, in occasione dei 70 anni della Dichiarazione dei diritti dell’uomo.