Università Cattolica del Sacro Cuore

Servizi educativi e famiglie nel progetto “Bambini: dalla periferia al centro”

 

Quando si approfondisce la povertà educativa si tende a misurare lo svantaggio materiale, la bassa scolarità e il reddito, e si trascura la dimensione relazionale, che sfugge alle rilevazioni statistiche in quanto invisibile e immateriale, ma che si rivela di grande importanza secondo una recente ricerca realizzata dal Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia nell’ambito del progetto Bambini: dalla periferia al centro (con capofila il consorzio Nazionale ConOpera).

Finanziato grazie al bando dell’impresa sociale Con I Bambini, soggetto attuatore del “Fondo per il Contrasto della Povertà Educativa Minorile” (Legge 28 dicembre 2015 n. 208, articolo 1, comma 392), è stato realizzato con numerose iniziative, su tutto il territorio nazionale, volte proprio a contrastare la povertà educativa, valorizzando i servizi per la prima infanzia per garantire una maggiore accessibilità ai servizi educativi, il potenziamento degli stessi attraverso la qualificazione delle competenze degli educatori e il coinvolgimento delle famiglie.

Il contributo scientifico del Centro (gruppo di ricerca: E. Carrà e G. Rossi, direzione scientifica, M.L. Bosoni, coordinamento, F. Merlo e C. Sanzone, collaboratori) si è svolto in due momenti: il primo finalizzato a conoscere le dinamiche attivate nei Poli per l’infanzia attraverso il coinvolgimento di operatori e famiglie (anno 2018), il secondo di tipo progettuale con momenti di confronto e lavoro comune tra scuole e famiglie (anno 2019).

Dalla ricerca, basata sul modello del Family Impact Lens, che consente di analizzare l’impatto sulle famiglie di politiche e pratiche, è emersa la stretta relazione bambino-genitore: l’uno non può sussistere senza l’altro. Devono dunque essere messi al centro non solo i bambini, ma anche le loro famiglie che vanno coinvolte e rese propositive. Spesso, infatti, i genitori sono schiacciati tra compiti di cura e lavoro e sono sempre più soli nel compito genitoriale, non potendo contare su reti, diventate sempre più scarne. D’altro canto il loro ruolo risulta supportato quando il servizio per la prima infanzia diventa luogo centrale nelle comunità in cui è possibile creare relazioni.

La grande importanza di un’alleanza educativa è emersa nei laboratori condotti dall’équipe di ricerca con genitori e operatori, circa 200 nei 6 Poli coinvolti, a Carnago (Varese), Rimini, Campi Bisenzio (Firenze), Pistoia, Montecatini Terme (Pistoia) e Città di Castello (Perugia), che hanno stimolato anche la costruzione di una “Carta dell’Alleanza” condivisa da tutti. Un’alleanza educativa generativa capace di ricreare, il tessuto sociale su cui si innesta la comunità, attraverso il ripensamento dei servizi nella prima infanzia non solo come luoghi di crescita ed educazione delle nuove generazioni, ma anche e soprattutto di relazioni con e tra le famiglie. 

 

Renata Maderna