Università Cattolica del Sacro Cuore

Quando non è per sempre


 

L’attesa di felicità, come fosse un diritto acquisito, più che l’esito di un percorso accidentato, ma denso di vita vissuta, domina in una società in cui si dà per scontato che il legame di coppia possa far fronte e risolvere una volta per tutte debolezze, mancanze, difetti. Il passaggio dall’innamoramento all’amore, con la caduta dell’idealizzazione iniziale, dovrebbe portare a un amore più maturo e scevro da eccessive aspettative di risposta a qualsiasi bisogno personale, ma, al contrario, diventa il primo dei fattori che mettono in discussione la relazione di coppia, insieme alla nascita di un figlio, all’ingresso di un terzo nella vita di uno dei partner. Fattori che emergono dalle molte storie di vita di coppia e familiari incontrate in quarant’anni di attività di ricerca da Vittorio Cigoli e Marialuisa Gennari, che affiorano ora nelle pagine di Quando non è per sempre. Lasciarsi come coppia, rimanere come genitori (San Paolo Edizioni), un testo di prossima pubblicazione, in prezioso dialogo tra riflessione fondativa e casi concreti.

Vittorio Cigoli e Marialuisa Gennari offrono una corposa casistica sulle modalità attraverso cui il legame entra in crisi fino anche a rompersi e sugli effetti di questo trauma, che fatalmente coinvolge figli
(Cigoli 2017), famiglie d’origine e amicizie, ma anche sulle “possibilità concrete di poter affrontare il dolore e non restare impigliati nelle trappole che esso dissemina lungo il percorso”.

Partendo dal valore attribuito al “per sempre” del legame di coppia e dallo sguardo sulle fonti che lo rendono possibile e quelle che lo rendono impraticabile, e dal presupposto che se si guarda solo ai singoli individui (la madre, il padre, i nonni, i figli) non è possibile riconoscere il problema, che è essenzialmente relazionale, i due docenti del Centro Studi e Ricerche sulla Famiglia prendono in considerazione gli aspetti che permettono alla relazione di coppia di durare nel tempo e che sono veri e propri fattori protettivi, come il saper riconoscere e riparare gli errori commessi; il saper perdonare sé e l’altro; la gratitudine nei confronti di ciò che è stato offerto dalla vita; la consapevolezza dei dolori/mancanze esperiti nelle famiglie di origine; la fiducia e speranza nelle relazioni; il provare ammirazione e stima per l’altro; il poter realizzare i propri sogni; il riconoscere e rispettare le differenze dell’altro e il mantenere un contatto e saper condividere con l’altro.

Al contrario, gli attacchi al legame e i comportamenti dei partner che minacciano la tenuta della relazione e più in generale la sua qualità sono: la critica continua, il disprezzo e l’ostruzionismo; il ritiro e l’isolamento; l’esercitare il possesso sull’altro; il voler rendere l’altro simile a sé e non accettarne le caratteristiche costitutive.

Ma ogni relazione di coppia, e quindi anche ogni separazione, per essere compresa appieno va letta all’interno delle storie personali dei partner così come alla luce della trama della relazione di coppia fin dal suo costituirsi. Solo in questo modo diventa possibile comprendere la crisi della relazione e i dolori e le sofferenze di cui è portatrice, che possono assumere varie forme. Un motivo questo per cui diventa rilevante: fare i conti con la colpa e la vergogna di tutti i membri della famiglia e con l’impoverimento economico;  evitare la “spartizione” dei figli;  distinguere il dolore del divorzio dalla psicopatologia; impedire la perdita di un genitore (solitamente il padre); facilitare ai figli l’accesso ad entrambi i genitori; promuovere la responsabilità di tutti i membri familiari e in particolar modo dei genitori e attivare comportamenti benefici come il perdono, il rispetto e la riconciliazione per il mantenimento e la cura delle relazioni familiari.

Alla separazione dei genitori i figli reagiscono con diverse modalità: la razionalizzazione, la scissione, il congelamento emotivo, il controllo e l’ipervigilanza, così come lo schieramento con un genitore e l’attacco nei confronti dell’altro. Sul versante emotivo le modalità possono essere di natura internalizzante (soprattutto per le femmine) e quindi tradursi in ansia, depressione, apatia, oppure modalità emotive esternalizzanti come rabbia, acting (agiti impulsivi) o comportamenti devianti come consumo e abuso di droghe (soprattutto i maschi).


A fronte di queste reazioni, i genitori, spesso inconsapevolmente, affidano ai figli compiti e funzioni relazionali inappropriate: è il caso della parificazione ove viene meno la cura e la protezione che la generazione dei genitori dovrebbe garantire ai figli, ma anche una forma di iperprotezione, che impedisce ai figli di partecipare dell’evento separativo e di elaborarne la portata dolorosa. Inoltre si parla di triangolazione, ovvero dell’utilizzo improprio di un figlio come mezzo di comunicazione fra i genitori, tentando di alleare i figli a sé contro l’altro genitore.

A fronte delle manifestazioni del dolore di genitori e figli, Cigoli e Gennari forniscono alcuni suggerimenti che possono aiutare i genitori ad attraversare l’evento di divorzio proteggendo sé stessi e i figli da eventuali danni e dolori eccessivi: dedicare ai figli un tempo sufficiente per mantenere una relazione e uno scambio quotidiano con ciascun genitore; evitare di coinvolgere o di rendere partecipi i figli delle discussioni e dei conflitti con l’altro genitore; verificare che abbiano un rapporto sufficientemente intimo e vicino a entrambi i genitori e alle due famiglie di origine;  impedire lo schieramento con un genitore o il giudizio e l’attacco dell’altro, assumendo un ruolo di giudici; non investire i figli di compiti e ruoli che non sono di loro pertinenza; non esautorare l’altro genitore dei suoi compiti e delle sue funzioni genitoriali; costruire per i figli una rete di relazioni amicali e familiari in cui si sentano accolti e a loro agio; legittimarli a portare a entrambi i genitori bisogni, emozioni e desideri inerenti la relazione con loro; non usarli per bilanciare i sentimenti di vuoto e di angoscia che la separazione provoca; evitare che debbano proteggere il genitore più fragile della coppia genitoriale, mantenendo sugli adulti la responsabilità e la gestione delle ricadute della separazione; aspettare il tempo della rielaborazione del dolore dei figli prima di inserirli in una nuova famiglia; dare loro la possibilità di elaborare ed affrontare le emozioni e i vissuti negativi scaturiti dalla separazione con i genitori o con persone competenti.

Nel testo è inclusa la presentazione della Carta dei diritti dei figli nella separazione dei genitori ad opera del Garante per l’Infanzia.


Renata Maderna