Università Cattolica del Sacro Cuore

Quando l'adozione va in crisi


 

Il fenomeno delle adozioni nazionali e internazionali è diventato, con il passare degli anni, assai rilevante ma poco si sa dell’andamento di queste adozioni nel tempo. Quante sono le adozioni che vanno incontro al fallimento e ancora prima quali sono i campanelli di allarme?  Rispondere a queste domande non è semplice, specialmente considerando il contesto italiano dove non è presente un sistema di registrazione dei casi di fallimento e non ci sono ricerche che monitorino l’andamento delle adozioni nel tempo.

Le poche ricerche esistenti nel contesto internazionale si sono focalizzate sui casi di fallimento in cui si è giunti alla revoca della responsabilità genitoriale e all’allontanamento del minore dalla famiglia adottiva e al suo ricollocamento in una struttura residenziale o, più raramente, in una famiglia affidataria.  Ciò che emerge chiaramente in questi casi è la presenza di una molteplicità  fattori che impatta negativamente sull’esito dell’adozione, fattori che possono riguardare le caratteristiche del minore adottato (età elevata al momento dell’adozione, paesi di provenienza dell’Est Europa o America Latina, maggiori problemi comportamentali, problemi nell’istaurare un legame di attaccamento, e così via), della coppia genitoriale (forte disaccordo tra i coniugi nella decisione di adottare, presenza di altri figli al momento dell’adozione, uno stile educativo eccessivamente rigido, alte aspettative rispetto al figlio, eccetera) e dei servizi che si occupano dell’iter adottivo (assenza di una formazione pre-adottiva adeguata, mancanza di un supporto post-adottivo, forti discrepanze tra il profilo del bambino richiesto dalla coppia e il bambino effettivamente dato in adozione, e così via).

Ma che cosa sappiamo delle situazioni che precedono il fallimento? Cosa sappiamo delle situazioni di crisi adottiva quando sono presenti forti disagi a carico del minore adottato e relazioni familiari molto tese? Tali difficoltà possono portare, a volte, all’interruzione dei rapporti con la famiglia adottiva e, quindi, a un fallimento, ma non sempre. Quali sono, quindi, i campanelli di allarme che possono aiutare gli operatori a intervenire in queste situazioni e a ridurre, di conseguenza, i fallimenti adottivi? Quali sono, inoltre, le risorse su cui possono contare le famiglie adottive per poter superare la crisi? Si tratta di domande cruciali per strutturare interventi preventivi.

A questo proposito è stata avviata dal Centro Studi e Ricerche sulla Famiglia una ricerca volta ad approfondire come le famiglie adottive affrontino momenti di particolare crisi. Lo studio è stato condotto mediante la somministrazione di un questionario on-line madri adottive che si sono rivolte a un forum online rivolto a genitori adottivi in difficoltà.

Le madri adottive hanno riportato problemi di una certa gravità nei figli, problemi comportamentali ed emotivi, abuso di sostanze stupefacenti, fughe da casa, scarso impegno scolastico e così via. Un dato interessante messo in luce dalla ricerca riguarda proprio le risorse sui cui contare in queste situazioni: la principale è la relazione con il partner. Le madri adottive, infatti, dicono di ricevere un significativo supporto dal partner nell’affrontare queste situazioni.

Rispetto ai servizi, invece nelle prime fasi dell’adozione il supporto dato da figure professionali quali lo psicoterapeuta, l’educatore e lo psichiatra, è stato riconosciuto come abbastanza significativo. Ma il livello di soddisfazione per il sostegno ricevuto diminuisce drasticamente se ci spostiamo al periodo nel post adozione e soprattutto durante la fase di crisi adottiva.

È necessario dunque implementare gli interventi specifici di enrichment familiare e di supporto post-adottivo, anche dopo diversi anni dall’adozione. Inoltre, sembrano necessari interventi specifici volti a intercettare e supportare quelle famiglie che stanno attraversando una forte crisi, così da poter prevenire una rottura dei legami familiari. Infine, un dato ulteriormente interessante emerso dalla ricerca è la percezione da parte delle partecipanti di un positivo ruolo del forum per genitori adottivi in cui essi sentono di aver trovato un reale supporto e un confronto significativo, privo di giudizio, un dato che potrebbe essere un punto di partenza per le nuove forme di intervento. Si potrebbe immaginare, infatti, di creare delle reti online in cui i genitori adottivi possano confrontarsi anche con professionisti che, grazie alla propria formazione, sono in grado di accogliere i bisogni dei genitori adottivi e intervenire in termini preventivi e promozionali.

Tutti temi di interesse questi, tra i numerosi che saranno affrontati nella settima edizione dell’International Conference on Adoption Research (ICAR7) che si svolgerà, ospitata dal Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia, presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore dal 7 all'11 luglio 2020, un incontro di grande importanza per ascoltare le riflessioni più innovative della ricerca e dell’intervento nel campo delle adozioni secondo una prospettiva interdisciplinare.

Renata Maderna