Università Cattolica del Sacro Cuore

Padri: non sono assenti ma spaesati


 

Mentre sulla figura materna e sulla relazione madri-figli sono state condotte negli ultimi decenni innumerevoli ricerche che, pur precisando sfumature interessanti, delineano un quadro piuttosto chiaro, sulla figura paterna, nonostante un notevole sviluppo degli studi, la fotografia risulta più sbiadita ed evanescente. Da una parte le cronache consegnano vicende che parlano ancora oggi di padri padroni o di padri che sembrano aver abdicato alle caratteristiche del proprio ruolo per divenire “mammi”, come si usava dire negli Anni Novanta, dall’altra la ricerca ha messo in luce come la figura paterna abbia vissuto molteplici trasformazioni senza però riuscire a trovare una dimensione convincente.

In questo contesto dunque risultano di arricchente interesse le riflessioni contenute nel volume Giovani in transizione e padri di famiglia (a cura di C. Regalia ed E. Marta, Studi Interdisciplinari sulla Famiglia 30, Vita e Pensiero, Milano 2018),  che affrontano  la questione focalizzando l’attenzione sui padri dei giovani adulti odierni, padri che a loro volta hanno affrontato la lunga transizione all’età adulta negli Anni Ottanta, vivendo in famiglie in cui la figura paterna cominciava a manifestare il “pallore” che negli anni a seguire sarebbe stato riconosciuto come tratto distintivo dei padri contemporanei.

Per comprendere che padri - e di riflesso che madri - siano diventati quei giovani adulti e che tipo di giovani adulti siano i loro figli odierni, i contributi, spaziando in ottica multidisciplinare dalla psicologia alla letteratura, dalla sociologia all’economia, dalla demografia alla psicoterapia, rispondono a domande come: che cosa è rimasto e che cosa è cambiato della teorizzazione degli anni Ottanta trent’anni anni dopo? Come interpretano il proprio ruolo i figli giovani adulti dei “padri pallidi”, ora a loro volta padri? E tutto questo quali effetti ha sulla costruzione dell’identità e del benessere dei loro figli?

Dalle ricerche psico-sociali emerge che padri e madri, a differenza che nel passato, percepiscono la relazione con i figli in maniera omogenea, ma con un’omologazione sul ruolo materno, anche in merito al benessere finanziario. Il padre, dunque, non è per nulla assente, ma non risulta connotato da un suo specifico. La sua presenza è voluta e intenzionale, caratterizzata dai tratti della cura e della tenerezza, ma il suo ruolo è difficile da definire, soprattutto quando i figli sono giovani adulti, rendendo impossibile identificare un unico modello prevalente di paternità. Modelli tradizionali coesistono con nuovi stili paterni e nuovi modelli di paternità, rendendo difficile una definizione univoca.

Mentre il ruolo della madre continua a consolidarsi, quello del padre risulta essere sempre alla ricerca di un equilibrio tra iperprotezione e ricerca di un ruolo normativo e culturale, confermando il passaggio dalla famiglia etica alla famiglia affettiva.  Molto interessante, tuttavia, è la lettura che vede una figura paterna, tutt’altro che marginale, nell’assumere su di sé l’angoscia per il sociale che affligge i figli, offrendosi come una sorta di scudo, un dispensatore di regole, non per entrare nel sociale, ma per difendersi dai pericoli che in esso si annidano.

Dal volume, che sarà presentato venerdì 14 dicembre alle 17.00 presso la Sala Negri da Oleggio, Università Cattolica del Sacro Cuore, largo Gemelli 1 (oltre ai curatori Camillo Regalia ed Elena Marta, saranno presenti Eugenia Scabini, Ermanno Paccagnini, Corrado Pontalti e Luciano Moia) sembra emergere, infatti, la figura di un padre che non riesce a trasmettere fiducia e speranza, col rischio di trasmettere il suo “pallore” anche ai figli a causa del venir meno dell’affidabilità e della capacità, positiva, di assumersi la responsabilità di rischiare. Una spinta questa, che talvolta i giovani possono trovare in figure capaci di testimoniare valori e coerenza, portatrici di una Legge e di principi, definite “padri sociali”, ma altrettanto difficili da trovare.

Sbaglierebbe tuttavia chi giungesse alla conclusione che la posizione del padre oggi sia marginale. Non è un padre pallido nel senso di assente, perché, anzi, è più presente che in passato, ma la qualità di questa presenza è difficile da definire. Più che pallido, è spaesato. Impegnato in relazione calde, ma in difficoltà nel testimoniare l’aspetto normativo, capace di accompagnare i progetti dei figli e delle figlie allo stesso modo, ma a disagio nel trasmettere fiducia e speranza nel sociale e nel futuro. Un fenomeno da mettere a fuoco per impegnarsi in un cambiamento.