Università Cattolica del Sacro Cuore

Le lavoratrici over50 e la separazione


Da una parte il lavoro eccessivo rischia di impattare negativamente sulla vita delle coppie fino a condurre in alcuni casi alla separazione, dall’altra, tuttavia, l’impegno lavorativo si rivela non di rado capace di distrarre dalla fatica e dalla sofferenza della separazione. Lo segnala una riflessione sul rapporto tra lavoro e separazione che emerge dalla ricerca qualitativa "Un’indagine sulle transizioni di vita e lavoro" nella seconda fase del progetto Talenti senza età - Un osservatorio sulla condizione delle donne over50 in azienda (responsabile scientifico prof.ssa Claudia Manzi), realizzata dal gruppo di Ricerca dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (in particolare dalle ricercatrici Mara Gorli, Sara Mazzucchelli e Maria Letizia Bosoni) per Valore D.

In questa fase la ricerca, che ha fatto seguito all’indagine quantitativa realizzata nel 2017 su un campione di 4962 lavoratrici di età compresa tra i 50 e i 69 anni, è stata indirizzata a comprendere in modo approfondito le transizioni personali e familiari nella vita delle donne lavoratrici over 50, cioè i periodi di ‘crisi’, conseguenti a un evento, come appunto la separazione, la malattia del lavoratore o di un parente stretto e i cambiamenti lavorativi dovuti alla mobilità. Il 73% delle intervistate, infatti, aveva riportato un avvenimento di questo genere come causa di una modifica significativa della vita personale e familiare intrecciata alla vita professionale. Questi eventi, infatti, producono effetti, anche se spesso invisibili, che richiedono un processo di ridefinizione, affinché si possa trovare un nuovo equilibrio.

All’indagine, realizzata attraverso la metodologia dei focus group, hanno aderito 11 aziende associate a Valore D, per un totale di 42 lavoratori e lavoratrici over 50, coinvolti tra tutti gli inquadramenti (dirigenti, quadri, impiegati, operai).

In particolare per quanto riguarda la transizione della separazione si sono rilevate due temporalità o fasi: una emergenziale – prossima all’evento e richiedente un fronteggiamento immediato con un brusco riassestamento lavorativo –  e una di cronicità – a distanza dall'evento, dai confini temporali più dilatati e sfumati. Tale transizione richiede quindi un ripensamento del proprio equilibrio di conciliazione tra vita lavorativa e vita personale: occorre far fronte a nuove questioni e difficoltà economiche che a loro volta impattano sul carico di lavoro (lavorare di più per guadagnare di più) e sulla necessità di salvare del tempo da dedicare alla cura delle relazioni (dei figli, di nuovi partner eccetera).

Su tutti questi temi i partecipanti hanno dato un apporto decisivo, mettendosi in gioco, condividendo la propria esperienza personale in un clima di rispetto, ascolto, interesse, stima reciproca. Infatti i ricercatori hanno rilevato a chiusura di ogni focus group, sia sul tema delle separazioni che su quello della malattia e dei cambiamenti lavorativi, un sentimento di gratitudine per la possibilità di essere stati chiamati a raccontare la propria esperienza in un clima sereno, libero e di totale ascolto ed accoglienza. Un dato che ha restituito l'urgenza e l'importanza di dare voce e uno spazio di parola a temi che solitamente faticano a trovare un tempo, un luogo e un interlocutore adeguati. L’indagine qualitativa ha messo chiaramente in luce l’esigenza, per le aziende, di creare spazi di ascolto per intercettare i momenti critici e accompagnare la transizione, investendo soprattutto su una cultura e formazione manageriale umanizzata (sensibilizzazione del management e cambio culturale). È emerso infatti che ciascuna misura di welfare o di sostenibilità umana non sembra avere particolare efficacia se l’azienda non investe su un cambiamento culturale a tutti i livelli.