Università Cattolica del Sacro Cuore

La mediazione al centro dell'attenzione

 

I comportamenti altamente litigiosi sempre più diffusi – nelle coppie separate, nella scuola, nei quartieri e nelle realtà sociali – rendono sempre più urgenti gli interventi di mediazione in grado di aiutare le persone, i gruppi e le organizzazioni a realizzare accordi in favore della diffusione del benessere relazionale. L’intervento di un terzo imparziale, infatti, diventa prezioso in una società in cui famiglie e società vivono frequentemente situazioni conflittuali e transizioni difficili che possono essere relative sia alle diverse fasi della vita, come la separazione e il divorzio, che a relazioni sociali più complesse.

Diventa dunque sempre più decisivo l’approfondimento della riflessione su questo intervento e la formazione di operatori adeguati a realizzarlo, oggetto da decenni di un importante attività  teorica e di ricerca da parte del Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia, da cui è scaturito un modello e uno stile di intervento, che ha raccolto un rinnovato interesse nel corso del recente convegno internazionale Conflitti, fiducia e mediazione: percorsi di ricerca e formazione tenutosi in Università Cattolica del Sacro Cuore il 23 novembre scorso, in collaborazione con ASAG, l’Alta scuola di psicologia Agostino Gemelli. La grande varietà degli ambiti in cui la mediazione si rivela preziosa è stata messa in luce dagli interventi dei docenti italiani, tra cui Giancarlo Tamanza e Donatella Bramanti, co-direttori del Master in Mediazione familiare e comunitaria, e anche dai contributi dei relatori europei come Janet Smithson, Senior Lecturer della Scuola di Psicologia dell’Università di Exeter, e Javier Wilhelm Wainsztein, dell’Università Pompeu Fabra di Barcellona.

In Inghilterra, dove il processo di mediazione è  a pagamento (fino al 2012 era gratuito, anche se ancora oggi tutti devono avere un colloquio informativo prima di comparire davanti al giudice), la ricerca, svoltasi tra il 2011 e il 2014 (coinvolgendo un ampio campione di 6647 mediandi, 40 avvocati e 96 genitori), ha rilevato un elevato grado di soddisfazione negli attori coinvolti, ma anche una fatica dello stare nella stanza, fornendo, come ha spiegato la Smithson, elementi utili per la formazione dei mediatori.

Da parte sua Wilhelm Wainsztein ha sottolineato la funzione sociale del mediatore di produrre una convivenza diversa nelle città, nelle organizzazioni del lavoro e nel mondo dello sport, offrendo strumenti e risorse affinché il cittadino sviluppi le proprie capacità nella gestione dei conflitti. A questo scopo, però, è indispensabile creare un quadro legislativo europeo che garantisca l’accesso alla mediazione, come un diritto per tutti i cittadini, ma anche un obbligo per i poteri politici.

Nel corso del convegno è emersa con chiarezza la sottolineatura dell’importanza della riflessione sulla realizzazione degli interventi, sulle buone pratiche in materia e sulla formazione congruente con i bisogni emergenti, un fine a cui si dedicherà per la dodicesima volta il Master di secondo livello in Mediazione familiare e comunitaria realizzato con la partecipazione di due Facoltà, Psicologia e Scienze della formazione, avvalendosi dell’esperienza del Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia, in collaborazione con il Laboratorio di Ricerca sui Processi di Mediazione e del Servizio di Psicologia Clinica per la coppia e la famiglia.  In questa edizione, che prenderà le mosse a febbraio del 2020, sono da segnalare alcune importanti innovazioni, frutto di un approfondito lavoro di riflessione sull’esperienza realizzata sinora alla luce dell’evoluzione del quadro sociale e culturale. In particolare la stretta collaborazione con enti e associazioni, che partecipano attivamente alla realizzazione del progetto formativo, permetterà la realizzazione di stage e tirocini, di fondamentale importanza per una preparazione più approfondita.

A ribadire lo standard altamente professionalizzante del Master, inoltre, è previsto l’affiancamento all’intero percorso di un progetto di ricerca realizzato con i mediatori in formazione, i quali hanno la possibilità di focalizzare l’attenzione sia sulla trasmissione dei contenuti che sul modo in cui vivono emotivamente le attività proposte e intessono relazioni con il gruppo dei colleghi.  Una ricerca, proposta come parte integrante dell’esperienza formativa, che ha una ricaduta positiva sull’intero staff e sulla riprogettazione: l’introduzione di uno “sguardo terzo” consente infatti di rimettere in moto processi che arricchiscono il percorso in termini di senso e significato, come insegna il Modello Relazionale Simbolico.

 

Renata Maderna