Università Cattolica del Sacro Cuore

L’influenza del Senso di Coerenza personale sulla percezione di sé e del mondo durante la pandemia

 

Percepire la realtà che ci circonda come comprensibile e affrontabile o invece come bizzarra e difficilmente gestibile fa la differenza nella vita delle persone? In particolare, fa la differenza quando si vive in una condizione come quella dell’attuale pandemia che, come ben sappiamo, provoca ansia e alimenta sentimenti di paura e incertezza? A questo interrogativo cerca di rispondere la seconda fase della ricerca La Famiglia al tempo del COVID-19, condotta da un’équipe del Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia, coordinata da Camillo Regalia.

La ricerca ha coinvolto circa 3000 persone di età compresa tra i 18 e gli 85 anni, rappresentative di quell’ampia fascia di popolazione (circa 40 milioni di italiani) che ha accesso a internet almeno una volta alla settimana. Gli intervistati hanno risposto a un questionario online in aprile, periodo in cui il paese era sottoposto al lockdown e hanno poi risposto alle medesime domande nel mese di luglio.

In questa sede la ricerca si è focalizzata sul tema indicato in apertura con l’obiettivo di sondare se la visione che i soggetti hanno della realtà possa rappresentare una risorsa su cui far conto per contrastare gli effetti negativi di questa grave emergenza. La lettura dei questionari è stata condotta all’interno della prospettiva salutogenica di Aaron Antonovsky che ha evidenziato come il «senso di coerenza», inteso come orientamento dell’individuo a percepire la realtà come dotata di senso e gestibile, sia un fattore importante per affrontare le situazioni difficili della vita. Dai dati raccolti utilizzando la Scala denominata Senso di Coerenza (SOC), si evidenzia che le persone con un basso SOC e che hanno vissuto l’esperienza del Covid perché hanno conosciuto personalmente qualcuno che ne è stato colpito, tendono a percepirsi scoraggiate e in uno stato emotivo che interferisce negativamente con le attività quotidiane, mentre coloro che hanno un alto SOC si percepiscono in una condizione di benessere psicologico. Quindi per coloro che hanno fatto esperienza della malattia, anche solo attraverso una persona conosciuta, trovare senso all’accaduto avendo fiducia nelle proprie risorse aiuta a conservare il benessere.

Interessanti spunti vengono anche dai risultati dei dati longitudinali. Si è visto che il successivo ritorno alle attività produttive ha avuto effetti diversi sul senso di coerenza delle persone. A questo proposito sono stati delineati alcuni profili. Per alcuni individui con basso SOC il cambiamento della situazione non ha avuto alcun effetto, per altri invece la ripresa è stata un’occasione per incrementarlo. Anche per i soggetti con alto SOC sono stati rilevati diversi cambiamenti. Vi sono alcuni che sono riusciti a mantenere stabile tale risorsa potendo quindi contare su di essa; altri, peraltro poco numerosi, paiono invece aver vissuto una sorta di crisi post-traumatica proprio con il ritorno alla vita normale, con un brusco calo del senso di coerenza. È attualmente in corso un’analisi più dettagliata di questi profili al fine di poter progettare interventi mirati.