Università Cattolica del Sacro Cuore

I leader del futuro. Oltre le barriere

 

Il Mediterraneo è da sempre un mare che divide e al tempo stesso collega le terre e i popoli che lo circondano. Una frontiera che può funzionare come una barriera o come spazio aperto che consenta scambi e incontri tra culture, tradizioni e le religioni diverse. Ma come fare perché questa seconda possibilità si avveri? E se mettessimo su una stessa barca in mezzo al mare un gruppetto di giovani speranze proveniente da alcuni dei Paesi più in conflitto tra di loro? Forse a poco a poco imparerebbero a conoscersi, vedrebbero cadere pregiudizi reciproci e, una volta tornati a riva, potrebbero divenire costruttori di pace e di riconciliazione.

Questo non è un sogno, ma una speranza che ha cominciato ad avverarsi: infatti a Rondine (Cittadella della Pace vicina ad Arezzo) ha recentemente preso forma un’interessante iniziativa che ha messo «sulla stessa barca» undici giovani provenienti da cinque diversi paesi del Mediterraneo (Algeria, Bosnia, Libano, Palestina, Siria): essi saranno seguiti in un itinerario di formazione che li porterà ad acquisire un ventaglio di competenze per dar vita a progetti sostenibili, da proseguire poi, una volta tornati nei loro Paesi di origine.

Si tratta del progetto Opera Segno Mediterraneo: frontiera di pace, educazione e riconciliazione, promosso dalla CEI – Conferenza Episcopale Italiana, che vede Caritas Italiana capofila in collaborazione con Rondine.

Obiettivo principale del progetto è quello di formare futuri leader in diversi campi (educativo-culturale, imprenditoriale, socio-relazionale, pastorale) in grado di fare rete tra loro e di poter ricoprire posizioni di rilievo nei propri Paesi di origine avendo vissuto in prima persona la possibilità di superare lo scoglio della diversità culturale e sociale e di averne visto la potenziale ricchezza.

Il percorso sarà affiancato da una ricerca-azione condotta da un’équipe del Centro d’Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia (composta da R. Iafrate, A. Bertoni e A. Pagani), che già collabora con Rondine da anni e che ha realizzato la ricerca presentata l’anno scorso all’ambasciata di Washington e pubblicata a nome Iafrate, Bertoni, Pagani e Garuglieri, nel volume di L. Alici Dentro il conflitto, oltre il nemico. Il «metodo Rondine» (Il Mulino, 2019). Tale ricerca aveva già mostrato risultati incoraggianti sull’efficacia di quello che viene chiamato «metodo Rondine», evidenziando come l’esperienza di vivere insieme per un periodo congruo di tempo, accompagnati da persone capaci e competenti in grado di far riflettere su quel che veniva accadendo tra i partecipanti e aiutandoli ad affrontare divergenze e contrasti, aumenti nei giovani la consapevolezza della propria identità e della ricchezza di un incontro con chi è differente da sé aiuti a riconoscersi appartenenti alla comune famiglia umana, favorisca l’apertura al dialogo interculturale e interreligioso e promuova una propensione ai comportamenti prosociali, al perdono e alla generatività sociale.

Questa nuova ricerca-azione, cioè una ricerca partecipata e finalizzata a produrre trasformazione, consentirà di osservare nel tempo cambiamenti relativi ad alcuni aspetti delle relazioni interpersonali, familiari e sociali (per esempio il perdono, la leadership, la deumanizzazione, la qualità delle relazioni familiari, la capacità di fare rete) degli undici giovani che prenderanno parte a questa esperienza e permetterà di indirizzare ed eventualmente riorientare in itinere il progetto, in base ai risultati che via via emergeranno dalla ricerca.