Università Cattolica del Sacro Cuore

Genitori sugli spalti. Un ruolo cruciale

 

“Calcio, rissa a Firenze tra genitori alla partita dei figli, indignazione in tutta Italia”; “Follia sugli spalti: maxi rissa tra genitori durante la partita, intervengono i carabinieri”; “Papà prende a pugni l’allenatore di minibasket: «Ha fatto male a suo figlio, non solo a me»”. Questi sono solo alcuni dei titoli di quotidiani che trattano un tema sempre più attuale relativo agli episodi di aggressività e violenza da parte di adulti significativi durante le partite degli atleti più giovani.

Episodi che esigono una riflessione sul coinvolgimento dei genitori nell’attività sportiva dei figli, vero e proprio prerequisito affinché i giovani atleti possano praticare la disciplina sportiva desiderata e portarla avanti nel corso della vita, e sulle sue declinazioni positive e negative. I genitori, infatti, sono una preziosa fonte di sostegno alla pratica sportiva in tutti i sensi: dal supporto logistico (accompagnamento ad allenamenti e partite) a quello economico (acquisto di materiale sportivo tecnico), fino ad arrivare a quello emotivo (Fraser-Thomas e Côté, 2009; Holt, Kingsley, Tink, e Scherer, 2011), poiché l’elaborazione delle emozioni e degli stati d’animo dopo le competizioni, specialmente qualora non siano state soddisfacenti, avviene anche in famiglia.

D’altro canto alcune volte il coinvolgimento genitoriale nell’attività sportiva dei figli sfocia in azioni aggressive, come quelle riportate dai quotidiani. Per quale motivo? Ad oggi le ragioni per cui i genitori si comportano in modo non appropriato durante le competizioni dei figli sono ancora poco esplorate. Alcuni autori evidenziano il ruolo di tratti individuali quali ad esempio rabbia e ostilità, nel predire comportamenti aggressivi verso l’arbitro, gli spettatori o i giocatori; anche una forte identificazione con la squadra del figlio può favorire l’adozione di tali comportamenti (Hennessy e Schwartz, 2007; Wann et al., 2015).

Proprio partendo da queste ipotesi esplorate in letteratura, secondo cui una personalità aggressiva e una forte vicinanza con la squadra del figlio portano più frequentemente ad essere aggressivi nei confronti di arbitro, allenatore e giocatori avversari, il Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore sta conducendo un rilevante studio volto a comprendere il significato dei comportamenti aggressivi che i genitori adottano durante le competizioni sportive dei loro figli e quali variabili possano stemperare queste reazioni.

Lo studio, coordinato da Claudia Manzi e condotto da Eleonora Reverberi e Francesca Danioni, vuole comprendere come questa relazione possa in qualche modo essere influenzata dal senso di identificazione con la propria famiglia e dai valori che i genitori vogliono trasmettere ai figli. A oggi, sono stati coinvolti oltre 300 genitori i cui figli prendono parte in modo continuativo e competitivo a un’attività sportiva di squadra (basket, calcio, pallavolo, pallanuoto).

Ai genitori è stato chiesto di compilare un questionario self-report volto a raccogliere alcune informazioni rispetto all’attività sportiva in cui sono coinvolti i figli e agli atteggiamenti degli adulti.  La raccolta è ancora in corso, ma da alcune analisi preliminari sono emersi interessanti risultati quali l’adozione piuttosto frequente di comportamenti aggressivi, in particolare verbali, durante le competizioni sportive dei figli. Inoltre, l’identificazione con la propria famiglia e la volontà che i propri figli acquisiscano valori morali, quali l’obbedienza o la sportività, tramite la pratica sportiva sembrano essere dei fattori protettivi rispetto ai comportamenti aggressivi.

Una maggiore comprensione dei fattori e dei meccanismi che portano i genitori ad adottare tali comportamenti aggressivi durante le manifestazioni sportive a cui partecipano i figli potrà permettere di creare strategie volte a modificare questo comportamento indesiderato. Un tema che risulta particolarmente caldo per le società sportive, come dimostra la richiesta frequente di intervento degli esperti proprio su queste tematiche.

I risultati dello studio possono aiutare questo importante attore sociale a cambiare lo “sfondo” in cui si verificano tali episodi, aiutando i genitori a comprendere il proprio ruolo nell’educazione sportiva dei figli e facendo in modo che l’attività sportiva giovanile possa essere un contesto positivo per tutte le figure coinvolte (giovani atleti, arbitri, allenatori, dirigenti e, ovviamente, genitori).

Renata Maderna