Università Cattolica del Sacro Cuore

Famiglia e lavoro: il progetto Pan. I genitori al nido


 

Nel contesto contemporaneo, caratterizzato – come noto – da bassa natalità ed una complessa conciliazione tra cura e lavoro, le politiche europee promuovono strategie per aumentare l'occupazione femminile e materna puntando su servizi di cura accessibili a tutti e di qualità. In tale scenario, il ruolo dei servizi di cura, in particolare per la prima infanzia, diventa cruciale. La sfida per i servizi è pertanto quella di costruire una relazione vitale e generativa con le famiglie, vale a dire, operare secondo le logiche della personalizzazione e familiarizzazione. In questo filone di riflessione appare di particolare interesse il progetto di ricerca PAN e le sue famiglie, concluso nel 2017, il terzo monitoraggio (i primi sono stati realizzati nel 2014 e 2011) avviato dal Consorzio PAN al fine di conoscere sempre meglio attese e aspettative delle proprie famiglie, in collaborazione con il Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia (direzione scientifica: Giovanna Rossi; ricercatori: Maria Letizia Bosoni, Flavio Merlo, Linda Lombi).

Il Consorzio PAN (Progetto Asili Nido http://www.consorziopan.it/) è un ente senza fini di lucro, nato nel 2004, attraverso una partnership tra alcune reti dell’imprenditoria sociale (Gruppo Cooperativo CGM e Consorzio nazionale Con-Opera – inizialmente era presente anche Consorzio Drom di Legacoop) ed il Gruppo Intesa Sanpaolo, finalizzato a promuovere servizi per bambini di età compresa tra 0 e 3 anni e le loro famiglie di elevata qualità su tutto il territorio nazionale. La qualità del servizio, garantita attraverso un apposito manuale, si basa sulla centralità dei bambini, dei loro bisogni e delle loro famiglie, flessibilità, cura degli spazi, collaborazione con attori locali, personale altamente qualificato.

L’indagine, realizzata attraverso un questionario online compilato dai genitori con figli iscritti a un nido PAN tra aprile e giugno 2017 e un focus group con operatori e genitori, ha visto la partecipazione di 394 famiglie, composte prevalentemente da coppie sposate (70,2%) o conviventi (27,1%). La struttura familiare dei rispondenti conferma nuovamente la prevalenza del modello del figlio unico: metà delle famiglie ha infatti un solo figlio (54,9%), il 37% ha 2 figli, mentre minoritaria è la presenza di famiglie con 3 o più figli (7,4%). Una bassissima percentuale di casalinghe è presente tra le madri, altrettanto bassa è la presenza di disoccupati o in pensione. La quasi totalità dei genitori è occupata, con una percentuale decisamente superiore di madri part time (27,8%). Lo status socio-economico dei genitori, rilevato mediante un apposito indice calcolato su titolo di studio e professione di entrambi i genitori, si attesta pertanto – come già nelle precedenti indagini – sul livello alto (più alto rispetto al 2014).

L’indagine ha consentito di evidenziare la relazione tra il servizio e le famiglie, in termini di coinvolgimento e partecipazione dei genitori, e delle buone relazioni tra famiglie stesse in termini di capitale sociale: se rispetto al coinvolgimento delle famiglie e alla partecipazione delle stesse si registra una situazione buona seppur migliorabile, rimane bassa la relazionalità familiare e un capitale sociale presente ma non brillante, indicante una fatica delle famiglie ad uscire dall’ambito domestico.

Un aspetto indagato dall’indagine più recente ha riguardato la complessa questione della conciliazione tra esigenze legate al lavoro e la cura familiare: l’indice di difficoltà di conciliazione relativo a problemi sul versante professionale e extraprofessionale evidenzia medie difficoltà di conciliazione. Il dato tuttavia non deve trarre in inganno, in quanto il nido rappresenta un valido alleato – e molto spesso l’unico, laddove non vi sono i nonni – che contribuisce alla conciliazione.
 

L’analisi ha consentito di identificare tre gruppi di famiglie in linea con quanto emerso nelle precedenti rilevazioni, sebbene l’indagine non si riferisca alle medesime famiglie:
 

- Le famiglie distanti (n= 156, 36,2%): coppie conviventi con 1 figlio, con un alto indice di status, iscritte da meno di 6 mesi. Questo gruppo rappresenta di fatto “i neofiti”, coppie alla prima esperienza di genitorialità e di relazione con il servizio, da cui ancora però si sentono distanti. Hanno alcune difficoltà nel conciliare famiglia e lavoro. Sono le famiglie con cui lavorare per favorire l’inclusione: rispetto al 2014 si sentono decisamente più coinvolte e partecipative, sebbene il capitale sociale rimanga basso e l’impegno civico sia diminuito.

- Le famiglie generative (n=163, 37,8%): coppie sposate, con più figli (2 o 3), che frequentano da più di 12 mesi. Nonostante siano mediamente coinvolte e con relazioni familiari buone ma non brillanti (indice medio-alto), sono entusiaste e partecipative. Hanno pochi problemi di conciliazione, potendo contare sui nonni come risorse per le necessità. Rispetto al 2014 si registra una diminuzione nell’indice di coinvolgimento e nell’impegno civico, sebbene il capitale sociale tenda qui decisamente verso l’alto.

- Le famiglie solitarie (n=112, 26%): si tratta di coppie, prevalentemente conviventi con 1 figlio, e che frequentano da 6 a 12 mesi. Sono famiglie relazionalmente povere e/o chiuse in sé stesse, pur frequentando da almeno un anno, ed hanno molti problemi nel conciliare i tempi familiari con quelli lavorativi; sono quelle per cui la partecipazione al servizio può essere il mezzo con cui riattivare relazioni familiari e costruire capitale sociale.