Università Cattolica del Sacro Cuore

Coppie adottive e differenza etnica


Le adozioni internazionali rappresentano circa l’80% del totale dei provvedimenti realizzati in Italia, attualmente il secondo Paese (dopo gli Stati Uniti) per numero di adozioni in un anno. La maggior parte possono essere definite “transrazziali” in quanto il bambino fa parte di un gruppo etnico diverso da quello dei futuri genitori adottivi. Meraviglia dunque che gli studi fin qui realizzati sulle coppie che si incamminano lungo il percorso dell’adozione si siano focalizzati su molti aspetti (ad esempio le motivazioni e le aspettative) e abbiano trascurato un tema importante come le attitudini nei confronti delle differenze etniche e la frequenza dei contatti con persone appartenenti a minoranze etniche.  

Proprio su questi aspetti si sono concentrati, invece, gli autori della ricerca “Pregiudizio etnico e contatti intergruppo nelle coppie in attesa di adozione internazionale” (E. Canzi, L. Ferrari, S. Ranieri & R. Rosnati (2017): Ethnic Prejudice and Intergroup Contact in Prospective Adoptive Parents, Adoption Quarterly, 20:2, 181-194) ritenendole due dimensioni cruciali nel contesto dell’adozione transrazziale, in cui i genitori sono chiamati a prepararsi ad accettare la differenza etnica del figlio per sostenerlo in futuro nel processo di costruzione della propria identità etnica, che, come documentato in letteratura (L. Ferrari, R. Rosnati, S. Ranieri, D. Barni, Identità etnica e adozione internazionale nella trama delle relazioni familiari, in E. Scabini, G. Rossi, a cura di, Allargare lo spazio familiare: adozione e affido, Vita e Pensiero, Milano 2014, 189-202) è positivamente associata al benessere e all’adattamento dei ragazzi adottati.

Finora molti studi hanno approfondito il ruolo cruciale delle strategie dei genitori volte a favorire il contatto e la vicinanza alla cultura di origine del ragazzo adottato, focalizzandosi soprattutto sugli adolescenti e i giovani adulti, ma ad oggi si registra un’assenza di studi che prendano in considerazione la fase di preparazione all’adozione, in cui idealmente questi processi prendono avvio.

Lo studio realizzato dall’équipe di ricerca del Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia si è posto due obiettivi: a) indagare i livelli di pregiudizio etnico e contatto con persone di altra etnia in un campione di 102 coppie in attesa di adozione internazionale, confrontandole con un campione di 73 coppie che al momento della ricerca non avevano figli e non avevano intrapreso l’iter adottivo; b) individuare le variabili che possono aumentare o al contrario ridurre il pregiudizio etnico.

Dai risultati è emerso che le coppie in attesa di adozione riportano livelli inferiori di pregiudizio etnico (sia dal punto di vista delle emozioni che da quello dei comportamenti) e livelli superiori di qualità del contatto con persone di altre etnie e di amicizia intergruppo rispetto al gruppo di confronto. Inoltre, essere una coppia in attesa di adozione (ovvero disponibile e propensa ad adottare) e nello stesso tempo intrattenere relazioni di maggior qualità con persone di etnia diversa dalla propria sembrano essere due aspetti chiave nel ridurre i livelli di pregiudizio etnico.

Da un lato è stato osservato che le coppie in attesa di adozione, specialmente le mogli, sembrano essere più a loro agio con la differenza etnica: simpatizzano maggiormente con persone di etnia diversa e potrebbero avere scelto di adottare anche grazie a queste attitudini, come se agisse una sorta di pregiudizio positivo, una favorevole inclinazione verso la differenza etnica che spiegherebbe la disponibilità all’adozione internazionale.

D’altro canto è importante notare che le coppie che aspirano all’adozione seguono un intenso percorso di preparazione e formazione che potrebbe aver influenzato i loro atteggiamenti, riducendo il loro livello di pregiudizio: scegliere l’adozione internazionale può rendere necessaria un’eventuale modifica delle proprie credenze circa la differenza etnica.

Tuttavia se sia un basso pregiudizio etnico a favorire la disponibilità all’adozione o, viceversa, se gli aspiranti genitori abbiano modificato le loro attitudini nei confronti di altre etnie spinti dall’apertura all’adozione interrazziale rimane una questione aperta, che spinge ad auspicare ulteriori approfondimenti.

Certamente questa fase di attesa prima dell’adozione si prefigura cruciale per interventi di preparazione che vadano ulteriormente a ridurre gli eventuali pregiudizi etnici non solo della coppia che aspira a diventare genitori adottivi ma anche, allargando il punto di vista, dei nonni e della famiglia estesa e che forniscano strumenti utili nel cogliere, mantenere e trasmettere quanto di positivo c’è di quella culla culturale in cui il loro figlio ha passato i primi tempi della propria esistenza.