Università Cattolica del Sacro Cuore

2020 – M. Crociata, O. Poquillon, S. Tomasi, La diplomazia della Chiesa oggi (Contributi, 12)

 

Nel corso del 2019, il Centro di Ateneo per la dottrina sociale della Chiesa ha organizzato due incontri fra loro connessi sia per il tema trattato, ossia la dimensione politico istituzionale del perseguimento del bene comune nella  internazionale, sia per l’obiettivo: fare in modo che i partecipanti (studenti, docenti, ospiti) potessero incontrare dei testimoni che potessero documentare “in presa diretta” la concretezza e l’orizzonte ampio della presenza della Chiesa Cattolica nelle istituzioni internazionali ed europee. Siamo grati ai proff. Emilio Colombo, Riccardo Redaelli e Guido Merzoni, che hanno autorevolmente introdotto i due incontri.

 

Il primo incontro, svoltosi il 13 marzo 2019, ha preso spunto dalla pubblicazione del volume di S.E. Mons. Silvano Tomasi, The Vatican in the Family of Nations. Diplomatic Actions of the Holy See at the UN and Other International Organizations in Geneva, Cambridge University Press 2018. Mons. Tomasi, Nunzio Apostolico, che ha trascorso tredici anni come Osservatore permanente della Santa Sede presso l’Ufficio delle Nazioni Unite di Ginevra, ha condiviso con noi la sua esperienza e le sue riflessioni sulla diplomazia multilaterale della Santa Sede. Ci è sembrato molto appropriato fare questo incontro in un anno caratterizzato da molteplici anniversari, e in particolare dal centesimo anniversario dalla creazione della delle Nazioni. Una Organizzazione che oggi non esiste più, ma che, come ha detto Papa Francesco ai membri del Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede nel suo discorso augurale del 7 gennaio 2019 «rappresenta l’inizio della moderna diplomazia multilaterale, mediante la quale gli Stati tentano di sottrarre le relazioni reciproche alla logica della sopraffazione che conduce alla guerra. [...] Una strada sicuramente irta di difficoltà e di contrasti; non sempre efficace, poiché i conflitti purtroppo permangono anche oggi; ma pur sempre un’innegabile opportunità per le Nazioni di incontrarsi e di ricercare soluzioni comuni».

 

Il testo dell’intervento di Mons. Tomasi, che riproponiamo in questo volume, conserva la freschezza della sua testimonianza orale e delle sue risposte alle domande dei partecipanti, attraverso le quali si è resa evidente la possibilità di costruire, con passione e competenza, un processo di ricerca del bene comune in tempi di crisi del multilateralismo. Anche oggi, come ai tempi della Società delle Nazioni, il multilateralismo può essere messo in difficoltà dalla decisione di Stati sovrani, anche se la vena profonda della ricerca del bene comune può permanere grazie alla determinazione delle persone che, nelle istituzioni internazionali, continuano a parlarsi e ad ascoltarsi, dentro un orizzonte alto di senso, che non censura l’asprezza della situazione concreta, ma che anzi la può ripensare costruttivamente. Lo sanno bene gli studenti della nostra Università che, negli anni, hanno avuto la possibilità di collaborare alla presenza della Santa Sede presso le istituzioni internazionali, grazie alle borse offerte dall’Istituto Toniolo.

 

Nel suo discorso alle Nazioni Unite del 4 ottobre 1965 San Paolo VI esortava: «Dobbiamo abituarci a pensare […] in maniera nuova la convivenza dell’umanità, in maniera nuova le vie della storia e i destini del mondo. […] È l’ora in cui […] ripensare, cioè, alla nostra comune origine, alla nostra storia, al nostro destino comune». L’università non può sottrarsi al compito di “pensare in maniera nuova” alla politica internazionale: un pensiero che per essere generativo ha bisogno di incontrarsi – e forse anche di scontrarsi – con l’esperienza; di misurarsi non solo con gli esperti, ma anche con i testimoni. La testimonianza di Monsignor Tomasi ci ha davvero fatto respirare questa possibilità, suscitando una riflessione più profonda e un rafforzato impegno per una buona convivenza fra “noi tutti” che formiamo la famiglia umana.

 

Nel 2019 si sono anche svolte le elezioni del Parlamento Europeo – in un momento indubbiamente difficile del processo politico nel nostro continente, nel quale si osservano tendenze disgreganti – dalla Brexit al riemergere diffuso di orientamenti nazionalistici e sovranisti. La Chiesa Cattolica è presente anche presso le istituzioni europee, attraverso l’azione dell’ufficio di Bruxelles della Commissione episcopale dei Paesi dell’Unione Europea – COMECE.

 

In vista delle elezioni, la COMECE ha pubblicato una dichiarazione dal titolo assai significativo: Ricostruire comunità in Europa. Una dichiarazione che non solo esprime un giudizio sulla situazione europea e invita alla partecipazione elettorale, ma che aiuta ad alzare lo sguardo e recuperare buone ragioni per un cammino comune che – come si diceva per l’impegno multilaterale – ha bisogno della determinazione di persone che, nelle difficoltà quotidiane, ripensano costruttivamente la possibilità concreta della convivenza e “ricostruiscono comunità”.

 

Ci è sembrato molto opportuno diffondere la dichiarazione della COMECE, non solo rendendola disponibile in italiano (anche nella Appendice a questo volume), ma organizzando un evento pubblico nella nostra Università in prossimità delle elezioni, il 15 maggio 2019, in collaborazione con la nostra Facoltà di Scienze Politiche e Sociali e con la Federazione Internazionale delle Università Cattoliche.

 

Anche per questo evento abbiamo avuto il dono di due testimonianze preziose: quella di S.E. Mons. Mariano Crociata, Vice Presidente della Commissione degli Episcopati dell’Unione Europea, e quella di Fr. Olivier Poquillon, O.P., allora Segretario Generale della COMECE. Siamo certi che la possibilità di leggere i loro interventi possa efficacemente sostenere il giudizio, la riflessione e anche l’azione costruttiva personale e comunitaria perché l’Europa sia ancora oggi fedele alla sua vocazione. Una vocazione che l’intervento di Mons. Crociata ci fa riscoprire nei suoi fondamenti, attraverso le parole di papa Francesco; una vocazione ricca di implicazioni concrete per la vita quotidiana, come documenta l’intervista con Fr. Poquillon.

 

Mi piace qui ricordare qualche parola di un recente messaggio che ho ricevuto da Fr. Poquillon, che scrive da Mosul: «Siamo nelle fasi preliminari di ricostruzione del nostro convento domenicano a Mosul. Come forse sai, la prima fondazione domenicana in questa città è stata opera dei nostri confratelli italiani, prima di essere affidata alla Provincia francese. Perciò spero di poter contare anche sulle preghiere dell’Italia per aiutarci in questa sfida. Il progetto è di sviluppare, oltre al Santuario Mariano, una dimensione culturale e sociale aperta a tutti gli abitanti della città. In questo delicato contesto, la riconciliazione può essere il dono che i Cristiani possono condividere con tutti».

 

In fondo, forse, il condividere con tutti il dono della riconciliazione riassume bene la specificità della presenza, mite e costruttiva, della Chiesa nella città degli uomini. Nelle rovine di Mosul e nei palazzi della diplomazia multilaterale, nelle istituzioni europee e nella realtà della vita politica del nostro Paese, «abbiamo bisogno oggi di persone che sappiano perché vivono insieme agli altri, che sappiano relazionarsi con gli altri» (Tomasi, infra, p. 50). «Nessuno deve considerare irrisorio o irrilevante il proprio impegno, se vogliamo che l’Europa abbia futuro» (Crociata, infra, p. 86). «Il cristianesimo non è una cultura, ma un’identità… Non è opponendosi agli altri che si costruisce l’Europa cristiana, ma convertendoci e diventando più cristiani nell’azione sociale, politica, in tutti gli aspetti della nostra vita, come persone e come comunità, in privato e in pubblico» (Poquillon, infra, p. 98).