Università Cattolica del Sacro Cuore

Ontologia, assiologia e metafisica in bioetica

01 gennaio 2011

Questa ricerca prende le mosse da una constatazione: nel dibattito bioetico si stanno consolidando dei paradigmi che, a diverso titolo, legano le questioni della libertà di scelta a temi ed argomenti di natura metafisica.

La polarizzazione tra etica della qualità della vita ed etica della sacralità della vita, nonché quella tra bioetica laica e bioetica cattolica, sembra favorire l'idea che sia possibile un approccio deduttivo alle problematiche etiche facendo riferimento ad un orizzonte ultimo di senso che resta incommensurabile e indecidibile in termini teoretici. Queste impostazioni si collegano alla discussione ontologica che attraversa la riflessione sull'origine della vita umana (dibattito sull'embrione umano), alla definizione della differenza specifica dell'organismo, al tema della individuazione del momento della morte umana. Nodi teoretici "classici", che appartengono di fatto e di diritto alla storia della filosofia, vengono sollevati a partire dalle novità e possibilità che le tecnologie in generale, e le biotecnologie in particolare, introducono nell'esperienza, sollecitando la libertà.

La possibilità di decidere della struttura biologica dei viventi, uomo compreso, nonché quella di prolungare e modificare i processi del morire, contribuiscono ad un processo di revisione dell'autocomprensione dell'umano che incide profondamente nelle concrete esperienze umane della procreazione, dell'assistenza e della cura, nonché nell'ambito dell'accompagnamento del morente. Il tema, presente nel dibattito bioetico, riguardante il rapporto tra casualità e progettualità dell'origine della vita, connesso con la promessa del miglioramento o del superamento dell'uomo stesso, sta progressivamente modificando le relazioni interpersonali e la comprensione del valore e della normatività delle differenze di genere e del significato dell'agire umano rispetto al produrre e al fabbricare.

La stessa questione dell'eutanasia e del suicidio assistito assume nuovi connotati nel momento in cui viene posta in relazione con il senso ultimo dell'esistenza e con il convincimento che la vita umana si connoti come un possesso di cui disporre. Questi temi, oltre ad aprire interrogativi assiologici, impattano teoreticamente con la questione stessa della collocazione dell'uomo nel cosmo, poiché scelte zonali non riescono ultimamente a giustificarsi se prima non si sa rispondere in termini argomentativi alla domanda sul valore stesso della finitezza umana e sul significato che deve assumere la normatività della condizione umana così come la conosciamo storicamente. In questo senso, la contrapposizione tra ragionare in bioetica esti Deus non daretur e esti Deus daretur non sembra poter essere risolta soltanto con un pari di pascaliana memoria.

Questa ricerca intende perciò allargare lo spazio della filosofia all'interno di un dibattito bioetico che rischia di essere assorbito in questioni "locali" affidate al processo decisionale instaurato dalle prassi giuridiche e deontologiche. 

 

*Progetto di ricerca finanziato dal Dipartimento di Filosofia*